Riscaldamento domestico, maggiori tutele per ridurre l’inquinamento

Elevate concentrazioni di polveri sottili ed emissioni di Co2 nelle città possono derivare dalla combustione di biomasse nel riscaldamento domestico.

Oltre il 50% dell’inquinamento atmosferico urbano può essere imputabile al riscaldamento domestico. Lo ha rilevato una ricerca promossa dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) e pubblicata su Nature Sustainability. Di norma quando si parla di emissioni Co2 e polveri sottili il primo pensiero va ai gas di scarico prodotti dalle auto, allo smog delle fabbriche, non certo al riscaldamento domestico. Eppure sembra proprio che una percentuale considerevole di agenti contaminanti provenga proprio da stufe, camini, caminetti, e altro tipo di caloriferi alimentati a biomasse.

L’associazione tra legno e pellet con l’ecosostenibilità è un errore molto comune, quando in realtà si tratta di combustibili fossili che per questo hanno un consistente impatto negativo sull’ambiente. Nello specifico lo studio in questione sottolinea come in determinati periodi dell’anno, in città europee come Dublino, la concentrazione in massa di aerosol sub-micronico (PM1) sia superiore a 300 μg m-3. La soluzione per limitare i danni da riscaldamento domestico potrebbe essere investire maggiormente nelle fonti rinnovabili, nelle strategie di risparmio energetico, nell’isolamento termico delle abitazioni.

In Italia, nelle aree geografiche dove il clima è particolarmente rigido per gran parte dell’anno, è stata sviluppata un’agenda con lassi di merito per gli impianti più virtuosi e di ultima generazione. Ad esempio il riscaldamento domestico con apparecchiature di classe 2 stelle o superiori non subisce limitazioni, al contrario dei tradizionali caminetti che devono però essere l’unica fonte di calore per l’intero appartamento. Una distinzione viene fatta anche per la destinazione del tipo di riscaldamento dimestico, vale a dire per cucinare o per fini commerciali in aziende professionali. Già attive da ottobre 2018 a marzo 2019 le restrizioni confermate e in vigore dal 2017, con divieti e limitazioni per sistemi con classe a 1 stella, in proporzione alla dimensioni dell’immobile e alla superficie da riscaldare.