Una Chernobyl nell’Artico, causata dalla proliferazione atomica

L’8 agosto si è verificato un incidente atomico in Russia.

A causa del ferreo controllo dell’informazione da parte del governo, ancora oggi sappiamo molto poco di questo incidente. Come nel caso di Chernobyl, a distanza di giorni sappiamo solo che ci sono stati dei morti (7  a oggi, dichiarati ‘eroi della nazione’), che c’è stato un picco di radiazioni e che l’incidente riguardava test militari.

I media russi e occidentali hanno ipotizzato che l’incidente abbia riguardato un test dell’arma l’SSC-X-9 Skyfall, noto in Russia come Burevestnik, un missile da crociera a propulsione nucleare che il presidente Vladimir Putin ha presentato al mondo in un breve segmento animato durante il suo discorso alla nazione l’anno scorso.

Putin presenta Skyfall.

A cosa serve un missile a propulsione atomica?

Lo scopo di avere un missile a propulsione nucleare sarebbe di poter raggiungere velocità ipersoniche (cinque volte la barriera del suono) potendo raggiungere qualsiasi luogo del pianeta senza mai lasciare l’atmosfera. Questo permetterebbe di evitare le armi antimissile sviluppate dagli americani (e dagli israeliani) negli ultimi vent’anni. Ma è una strada molto rischiosa, che gli stessi americani hanno abbandonato già negli anni settanta giudicandola troppo imprudente – e parliamo di quelli che hanno adottato come munizioni standard dei carri armati i proiettili all’uranio impoverito!

Sembra che il fallito test missilistico si sia concluso con un’esplosione al lancio su una piattaforma offshore nella regione di Arkhangelsk, uccidendo cinque scienziati e due militari, secondo le ultime dichiarazioni di un alto funzionario dell’istituto in cui lavoravano.

L’istituto sta lavorando a fonti di energia su piccola scala che utilizzano “materiali radioattivi, compresi materiali fissili e radioisotopici” per il Ministero della Difesa, ha affermato Vyacheslav Soloviev, direttore scientifico dell’istituto basato a Sarov, una città ad alta sicurezza dedicata alla ricerca nucleare a meno di 400 chilometri a est di Mosca.

Radiazioni nell’Artico

L’esplosione ha causato un breve picco di radiazioni nella vicina città portuale di Severodvinsk, secondo una dichiarazione sul sito web dell’amministrazione locale che è stata successivamente rimossa. L’esercito russo ha affermato che i livelli di radiazione sono ora normali, ma non ha rivelato alcun dettaglio sull’incidente.

I venti meridionali e la grande distanza tra il confine e l’esplosione rendono improbabile che Finlandia o Norvegia rilevino qualsiasi radiazione, a meno che la situazione non sia molto diversa da quanto fino ad ora ipotizzato.

Questo test, e le sue conseguenze, sono un’ulteriore dimostrazione della ripresa della proliferazione atomica tra USA e Russia, dimostrata sia dalla fine del trattato INF (un altro trattato che la presidenza Trump ha deciso unilateralmente di abbandonare) che dalla volontà di entrambe le parti di sviluppare nuovi sistemi d’arma atomici.

Proprio quello di cui sentivamo la mancanza.