Sugar Tax 2020, il valore per l’Italia e le possibili conseguenze sul mercato

I numeri della nuova tassa e il primo caso di cronaca

sugar tax 2020La Legge di Bilancio 2020 ha conferma l’avvio della sugar tax, la nuova tassa su bibite gassate e zuccherate. Partirà dal 1° ottobre 2020. Non si applicherà alle merendine, ma soltanto alle bevande edulcorate, con qualsiasi tipologia di dolcificante sia naturale che artificiale. Sarà pari a 10 centesimi al litro la tassa dovuta sulle bevande già pronte all’uso. A 25 centesimi al chilo per i prodotti da utilizzare previa diluizione. A stabilire chi dovrà pagare la sugar tax e a quale bevande si applicherà sarà la quantità di zucchero presente: sono esenti dalla tassa le bevande edulcorate con meno di 25 grammi di zuccheri per litro.
La sugar tax non è affatto una novità: è già applicata in oltre 50 Paesi.

I numeri della sugar tax

Secondo le stime, porterà nelle casse dello Stato una somma pari a 568 milioni di nuove entrate dalla sugar tax che i produttori di chinotti, spume, chinotti, aranciate, per citarne alcuni, dovranno versare nei prossimi 27 mesi. 58,8 milioni nel 2020, 261,8 milioni nel 2021 e 256 milioni l’anno successivo. Assobibe, l’associazione delle industria delle bevande analcoliche, che si è dichiarata contraria all’introduzione di questa tassa, ha stimato che sarà aumentata del 28% la pressione fiscale media su un litro di prodotto. E che sono a rischio 5.000 posti di lavoro nella filiera, di cui oltre 1.500 della filiera a monte (fornitori di materie prime agricole, macchinari, ingredienti, eccetera.) e oltre 2.000 della filiera a valle (commercio, trasporti, eccetera).

Le conseguenze della sugar tax

Anche se mancano alcuni mesi dall’introduzione effettiva della sugar tax, è alla cronaca il caso della prima azienda italiana operativa nel mercato delle bevande zuccherate ha deciso di delocalizzare la produzione. Si tratta della Sibeg di Catania, di proprietà della famiglia Busi, che da oltre cinquant’anni produce, imbottiglia e distribuisce le bibite del marchio Coca Cola. L’azienda ha annunciato il trasferimento all’estero, in Albania, della produzione.
Intorno al caso è emersa però l’ipotesi che la sugar tax sia stato solo un pretesto per spostare la sede e non la vera motivazione. A Tirana, la Sibeg possiede già da circa 25 anni uno stabilimento per l’imbottigliamento. In Albania impiega 330 dipendenti, più o meno lo stesso numero di quelli di Catania. Con la differenza che a Tirana paga soltanto una flat tax del 15%, mentre in Italia la tassazione complessiva sulle aziende ormai supera il 60%.