Lavoro in nero, continuano le ispezioni

In 5 anni sono stati 294mila i lavoratori completamente in nero individuati con le ispezioni
ispezioni lavoro neroLe ispezioni continuano, le strategie puntano sempre più a far emergere il lavoro nero, ma c’è ancora tanta strada da fare. Soprattutto per quanto riguarda le tutele dei lavoratori. Per loro, dopo i controlli e le sanzioni irrogate a chi li sfruttava, mancano politiche e misure per accompagnarli verso percorsi di occupazione legale e tutelata.

I “danni” del lavoro in nero

Quello del lavoro in nero è un fenomeno vastissimo che arreca danni a tutti. Ai lavoratori in primis: si stima siano oltre 3 milioni gli occupati in maniera irregolare. Ciò significa che non hanno tutele, diritti e retribuzione previsti dalla legge. Rischiano di rimanere dentro un sistema di sfruttamento con tutte le conseguenze intuibili sul piano professionale e personale.
I danni sono ingenti anche per la comunità. Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ad esempio, nel 2016 il mancato gettito connesso all’utilizzo di forme di lavoro non regolari è stato dell’ordine di 16,5 miliardi di euro tra imposte dirette e contributi evasi. Mentre il mancato gettito dell’Iva, dell’Irpef da lavoro autonomo e delle imposte sul reddito di impresa, ha comportato un ulteriore ammanco di oltre 70 miliardi di euro.
Vengono inoltre danneggiate ovviamente anche le imprese sane, che vedono così praticare concorrenza sleale da parte di chi sfrutta i lavoratori.

I settori e i territori più colpiti

Il lavoro irregolare non ha caratteristiche univoche. Può assumere tante forme: dalle sotto-dichiarazioni, al falso part time, al nero assoluto, agli abusi relativi al falso lavoro autonomo. Presenta anche una notevole variabilità in termini di diffusione. Il fenomeno è presente in tutti i settori ma è prevalentemente radicato nell’agricoltura (18,6%), nelle costruzioni (16,6%), nel commercio, ristorazione e pubblici esercizi e altri servizi tradizionali come trasporti e logistica (16,2%) con i valori massimi nei servizi alla persona e di cura nei quali ben il 47,2% delle unità di lavoro risulta irregolare. Si tratta di un fenomeno segmentato territorialmente. Troviamo punte massime di occupati irregolari al Sud (22,3% in Calabria e 20,1% in Campania) ed i livelli più bassi di incidenza nel Nord-Est (8,9% in Veneto, 9,0% in provincia di Bolzano).