L’Australia verso il “suicidio climatico”?

L’Australia è al 57 esimo posto (su 57) nella classifica delle nazioni avanzate che combattono i cambiamenti climatici
australia climate changeLe immagini dell’ Australia in fiamme stanno facendo il giro del mondo. Gli incendi divampano ormai da settimane ininterrottamente. Ma il fuoco è solo uno degli aspetti che stanno facendo preoccupare scienziati e cittadini. “L’Australia sta commettendo un suicidio climatico” titola un articolo del New York Times a firma dello scrittore australiano Richard Flanagan, pubblicato nei giorni in cui vanno a fuoco milioni di ettari di foreste pluviali patrimonio dell’umanità.

L’Australia nel pieno di una catastrofe climatica

L’Australia sta vivendo una vera e propria catastrofe climatica. La sua gloriosa barriera corallina sta morendo, le sue gigantesche foreste di alghe stanno sparendo, numerose città hanno esaurito l’acqua o stanno per farlo con temperature che in alcune aree arrivano a 44 gradi. E il vasto continente sta bruciando su larga scala come non era mai successo prima.

L’allarme degli incendi

Gli incendi hanno già bruciato circa 14,5 milioni di acri, più del triplo dell’area distrutta dagli incendi del 2018 in California e sei volte più grande degli incendi del 2019 in Amazzonia. L’aria di Canberra nel giorno di Capodanno è stata la più inquinata al mondo, in parte a causa di un pennacchio di fumo di fuoco largo quanto l’Europa. Gli scienziati stimano che circa mezzo miliardo di animali siano stati uccisi e temono che alcune specie possano essere state completamente spazzate via.
Secondo gli scienziati, gli incendi in Australia sarebbero invece una conseguenza diretta e devastante del cambiamento climatico. Il risultato di un caldo da record combinato a una siccità senza precedenti in regioni già aride per natura.

Il ruolo della politica

L’accusa del giornalista del New York Times è diretta al governo australiano che, anziché mettere in atto strategie contro il cambiamento climatico, ha preferito difendere l’industria dei combustibili fossili, esprimendo un inequivocabile sostegno alle esportazioni di carbone (di cui l’Australia è il maggior esportatore mondiale). Oggi l’Australia è il maggiore esportatore mondiale di carbone e gas. Recentemente, però, si è classificato al 57 ° posto su 57 paesi per azioni contro il cambiamento climatico.
Mentre gli incendi divampavano a metà dicembre, il primo ministro, il conservatore Scott Morrison, è andato in vacanza alle Hawaii creando polemiche. Tornato al lavoro, si è scusato per la sua assenza dal Paese, ha invitato gli australiani a “essere gentili gli uni con gli altri” e a superare le divisioni, per poi accusare coloro che chiedono più interventi contro il riscaldamento globale di manipolazione politica.

La mancanza di azioni concrete contro il cambiamento climatico

Dal 1996 i governi conservatori australiani hanno contrastato gli accordi internazionali sui cambiamenti climatici e difendeso le industrie di combustibili fossili del paese. Lo stesso Morrison deve la sua vittoria elettorale dell’anno scorso all’oligarca del carbone Clive Palmer, che ha formato un partito fantoccio per mantenere il partito laburista al di fuori del governo. Il budget pubblicitario di Mr. Palmer per la campagna elettorale era più del doppio di quello degli altri due partiti principali messi insieme. Palmer ha successivamente annunciato l’intenzione di costruire la più grande miniera di carbone in Australia.

Ora gli australiani si stanno ponendo domande sul crescente divario tra le strategie politiche del governo Morrison e la realtà di un’Australia prosciugata, in rapido riscaldamento, che brucia.