Imprenditoria e fallimento, gli italiani dovrebbero “farsi una cultura”

Il fallimento è una componente centrale nel business e nell’innovazione cultura del fallimentoAgli imprenditori italiani manca una cultura del fallimento. Cosa che invece è molto radicata, ad esempio, negli Stati Uniti, dove aver fallito nella vita è considerato un “plus”. Dai propri errori infatti si impara, si cresce. Dovrebbe essere considerato normale avere un “incidente di percorso”. Ma in Italia è assente qualsiasi forma di dialogo sul tema, il successo è l’unico argomento che si sottolinea. Si parla di fallimento solo se legato a legge, normative e procedura fallimentare.

Il Italia la prima scuola di fallimento

Per “farsi una cultura” sul fallimento è nata addirittura una scuola a Modena. Il suo scopo è quello di insegnare a perdere per vincere. Lo fa puntando sulla singolarità e le eccezioni, valorizzando i buoni errori. “Se non cambiamo mentalità con cui ci rapportiamo al fallimento gli incentivi al successo risulteranno inutili. Se è importante la mentalità deve esserlo anche il metodo. Facciamo gli stessi errori perché non ci fermiamo ad analizzarli ponendoci le giuste domande. Una buona risposta non nasce mai da una domanda mal posta” spiega il sito web della scuola.

Il Museo del Fallimento

In Svezia nella città di Helsingborg c’è il Museo di Fallimento (Museum of Failure). Mette in mostra alcuni degli oggetti più celebri immessi sul mercato con scarso successo. I “flop”, insomma. Dai device tecnologici di Apple che non hanno conquistato il mercato alle inutili penne Bic ‘per donna’. Non mancano i Google Glass, che solo pochi anni fa dovevano rivoluzionare il mondo per poi cadere nel dimenticatoio. E ancora, la Coca-cola al gusto di caffè e le Lasagne al ragù di Colgate. Curato dal dottor Samuel West, psicologo che ha voluto sottolineare il valore degli errori, il museo propone un’interessante prospettiva sul mondo dell’innovazione.