Il Nord Italia verso l’Europa, il Sud altrove

L’Italia è spaccata in due. Nultimi dieci anni il Pil pro capite del Sud è calato dell’8,1% dal 2008 al 2018, a fronte del -1,8% del Nord-Est

studio «Nord Italia verso l’Europa, Sud altrove»Che l’Italia viaggi “a due velocità” non è una novità. Ma ora a lanciare l’allarme sono le associazioni delle categorie produttive, Confindustria e Confcommercio in testa, che hanno presentato lo studio «Nord Italia verso l’Europa, Sud altrove». Tracciano il quadro di una economia non solo ferma, ma che rischia di entrare ancora una volta in contrazione.

I segnali d’allarme al Sud

Secondo l’analisi condotta da Confindustria e il Centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo nei primi mesi del 2019 il Sud ha visto affievolirsi la sua capacità di spinta, e i segnali di frenata, già ampiamente visibili a fine 2018, rischiano di diventare veri e propri arretramenti.
Si registrano infatti alcuni campanelli di allarme come la quota sempre più ampia di piccole e medie imprese che vede peggiorare il proprio merito di credito. Tornano ad aumentare i giorni di ritardo dei pagamenti tra imprese e tornano a crescere i fallimenti, così come le liquidazioni volontarie.

In calo gli investimenti statali al Sud

Secondo l’associazione degli imprenditori si accenuta il calo degli investimenti statali: a spesa pubblica in conto capitale pro capite del Centro-Nord torna ad essere, nel 2017, di quasi 500 euro più elevata di quella del Mezzogiorno.
Come spiega lo studio di Confindustria a partire dal 1995 gli investimenti fissi lordi nel Mezzogiorno sono cresciuti fino al 2007, anno in cui hanno toccato quota 134,3 (posto il valore del 1995 pari a 100), per poi diminuire dal 2008 raggiungendo un valore di circa 83 nel 2014. Dal 2001, inoltre, sono sistematicamente più bassi di quelli registrati per il Centro-Nord. Gli ultimi tre anni hanno visto concretizzarsi un andamento altalenante: nel 2015 viene registrata un’inversione di tendenza, con valori in aumento sia nel Centro-Nord sia nel Mezzogiorno. Nel 2016 gli investimenti tornano a crescere in maniera accentuata al Centro-Nord rispetto al calo registrato invece dalle regioni meridionali. L’analisi degli investimenti per branca proprietaria evidenzia come, nel Mezzogiorno, il calo complessivo (2007-2016) sia stato molto intenso nell’agricoltura e nell’industria in senso stretto. La crescita dell’ultimo anno ha interessato solo il settore delle costruzioni (+3,7%); in calo tutti gli altri settori sia rispetto al 2015 che rispetto al 2000.

Disoccupazione e invecchiamento, il Sud è un luogo di passaggio

Secondo l’Ufficio Studi Confcommercio il Centro e Nord Italia ha già raggiunto l’obiettivo di Lisbona 2020 di un tasso di occupazione del 67%. Mentre il Sud è ancora al 48,2% nel 2018, con meno di metà delle persone tra i 24 e i 64 anni occupate. Il divario nelle opportunità di lavoro contribuisce a fare del Sud un luogo di passaggio per chi ha la possibilità di andare altrove. Tra il 2015 e il 2018 la popolazione al Mezzogiorno è diminuita di oltre 222 mila unità. Questo spopolamento è destinato ad aumentare nei prossimi 20 anni.
Secondo l’elaborazione dei dati Istat, il Mezzogiorno – che oggi rappresenta la macro-area con l’età media più bassa (44,2 anni) – nel 2066 presenterà, invece, la popolazione mediamente più anziana, con un’età media di 51,6 anni. Mentre la popolazione totale passerà dagli attuali 20,7 milioni di persone a 15,6 milioni. Tutte le regioni meridionali, a eccezione di Abruzzo, Molise e Sardegna, fanno registrare un saldo migratorio negativo.