Il futuro delle case auto tradizionali è nero. Una di loro fallirà entro tre anni.

Longitude/Financial Times ha intervistato 300 manager dell’auto per capire il futuro del settore.

Le risposte disegnano un quadro a tinte fosche, che spiega perchè le case auto sia in Europa che in Giappone stiano tentando di fondersi e di ridurre i costi.

La maggior parte di loro è concorde nel dire che a breve un grande brand dell’industria automobilistica fallirà, vittima del periodo di cambiamenti senza precedenti che si sta verificando in tutto il mondo.

Una regolamentazione ambientale più severa è considerata la minaccia più imminente nei prossimi 12 mesi per il 55% degli intervistati, mentre il 52% si aspetta che nei prossimi 3 anni un nuovo concorrente possa entrare nel mercato con un nuovo tipo di veicolo rivoluzionario. Per il il 71% degli intervistati è indispensabile adottare processi Industry 4.0 o digitali per sopravvivere.

L’indagine è stata promossa da Protolabs e ha coinvolto 300 professionisti del settore automobilistico provenienti da Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Gli intervistati lavorano nel top management, Ricerca e Sviluppo, progettazione ingegneristica, gestione della supply chain, fornendo una delle più complete panoramiche sul settore recentemente disponibili. L’innovazione è il tema centrale di tutta l’indagine e rivela risultati contrastanti  quando si tratta di come le aziende siano preparate a soddisfare queste sfide.

Una nota positiva: il 69% ha dichiarato di essere certo di poter mettere in produzione una nuova innovazione in poco tempo, mentre il 75% ritiene di poter includere ciò che vuole il cliente già dalle prime fasi del processo di progettazione. Tuttavia, quasi la metà delle aziende è meno sicura di poter interrompere la produzione di un prodotto non riuscito senza subire un impatto negativo, mentre il 40% ritiene che la propria strategia di innovazione non sia ben allineata alla visione aziendale.

L’industria italiana dell’auto gioca da protagonista in ambito europeo grazie al know-how e alle competenze acquisite negli anni, e per questo motivo ben 50 partecipanti all’intervista sono italiani.

Secondo il sondaggio, l’Italia è il paese con le percentuali maggiori sulla percezione della propria capacità di rispondere alle esigenze dei propri clienti, l’abilità di competere rispetto a nuovi produttori e la velocità con cui è capace di innovare.

Eppure in Italia nessuno sta investendo nell’auto a guida autonoma: il nostro paese ha il dato più basso tra i paesi coinvolti nella ricerca.

Sembra infatti che da noi gli investimenti maggiori stiano confluendo nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni per rendere i motori sempre più efficienti, 32% rispetto al 28% della media europea, nettamente superiore alla Germania, ferma al 21% degli intervistati.