Il fallimento del solare termodinamico in Italia

Nonostante gli investimenti in R&D fatti nel nostro Paese non c’è neanche un impianto solare termodinamico in funzione

anest solare termodinamicoL’associazione di categoria Anest (Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica), si è sciolta. E l’energia solare termodinamica in Italia rimane un’utopia. I motivi? Li spiega la stessa Anest nel documento “Il tramonto del sole”.

Cos’è il solare termodinamico

La tecnologia solare termodinamica, nota come CSP (acronimo di Concentrating Solar Power) o solare a concentrazione, permette di convertire la radiazione solare in energia termica, in calore. In altre parole, è una tecnologia molto diversa dalla più comune tecnologia del solare fotovoltaico, nella quale il silicio colpito dalla luce emette un flusso di elettroni, una corrente elettrica. In questo caso invece si tratta di concentrare i raggi del sole in modo da ottenere il massimo riscaldamento possibile. Il solare termodinamico sfrutta a tecnologia sviluppata in Italia dall’Enea a partire dal 2000 con il progetto Archimede, guidato dal premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia.

Vantaggi e sfide del solare termodinamico

Una centrale solare termodinamica produce elettricità anche quando non è battuta dal sole diretto, per esempio di notte o con il cielo coperto. La possibilità di modulare l’erogazione dell’energia raccolta, cioè di poter programmare la produzione di energia elettrica e la dispacciabilità nel momento in cui serve, è una peculiare caratteristica della tecnologia CSP che la contraddistingue rispetto ad altre energie rinnovabili, quali il fotovoltaico o l’eolico, la cui produzione dipende dalla variabilità del clima. Si tratta di tecnologie nuove e inizialmente molto costose, che hanno bisogno di incentivi finché non sono abbastanza mature da poter reggere la prova del mercato.

Il fallimento del settore in Italia

Attualmente l’Italia è riuscita a istallare impianti solari termodinamici sperimentali per appena 5,35 megawatt. Contro progetti avviati, già autorizzati ma non decollati, per centinaia di megawatt. Le aziende che avevano tentato questa via per sono state costrette a ritirarsi dalla corsa dell’energia dal sole dopo avere investito milioni di euro in ricerca e sviluppo. I motivi sono da ricercarsi nella burocrazia, nella lentezza delle autorizzazioni, nell’insufficienza di incentivi, negli scarsi investimenti che i governi hanno dedicato alla ricerca, nei fattori legati a banche e fideiussioni, dai mancati finanziamenti…

La ricerca e sviluppo e gli investimenti fatti

Sono circa 15 gli impianti sperimentali progettati, studiati e costruiti in Italia. Nessuno di questi è in funzione. La maggior parte di questi si trovano in Sicilia e in Sardegna. Molte delle imprese che si erano illuse sul futuro solare oggi stanno spostando altrove le loro attività. Oppure
stanno vendendo le tecnologie, oppure chiudono. Si stima che nel CSP siano stati investiti oltre 300 milioni. 120 milioni sono stati profusi dall’Enea nella ricerca. Circa 70 i milioni devoluti dall’Enel per lo stabilimento di Priolo in Sicilia. Altri 10 i milioni messi in gioco dalla Fintel in Sardegna. E tanti altri spesi da produttori e investitori dei vari progetti italiani. Tutte le tecnologie sviluppate in Italia e i risultati di anni di ricerche vengono oggi messe a frutto dai concorrenti all’estero.

Il solare termodinamico all’estero

All’estero il CSP è inserito in numerosi programmi di sviluppo energetico di nazioni come la Cina, Emirati Arabi, Kuwait, India, Sud Africa, Marocco, Stati Uniti. Con potenze installate al 2030 dell’ordine di diverse decine di migliaia di megawatt.