Energie rinnovabili, Italia e Spagna in testa a livello europeo

Tra i paesi UE la Penisola Iberica e lo Stivale sono campioni nel comparto delle energie rinnovabili. I dati del Report Bloomberg New Energy Finance (Nef).

In Italia le energie rinnovabili copriranno il 98% della produzione di elettricità entro il 2050. La proiezione, o sarebbe meglio dire la previsione, è quella di Bloomberg New energy finance (Nef) in base ai dati del rapporto annuale New energy outlook. A livello europeo lo sfruttamento delle energie rinnovabili, vale a dire fotovoltaico, eolico, idroelettrico, ecc, supera il 40%, con in testa la Penisola Iberica e lo Stivale. La strada è più che tracciata, tutto merito della maggiore convenienza economica, degli investimenti e della produttività assicurata dalla risorse pulite. Il vecchio continente sarà rinnovato dal punto di vista delle fonti impiegate in ogni ambito (sociale, commerciale, industriale, economico), affrancandosi dal nucleare e dai combustibili fossili.

L’evoluzione purtroppo non sarà uniforme tra i governi dell’UE, con Francia e Paesi del Nord in coda alla lista di quelli che guideranno il cambiamento. Su scala mondiale si stima che le energie rinnovabili potrebbero arrivare ad impegnare un totale di investimenti pari a oltre 11mila miliardi di dollari nel 2050, con più di 8mila solo dedicati all’eolico e al solare. Perché ora tutti vogliono spendere in energie rinnovabili? La risposta è un mix tra opportunismo economico e maggiore sensibilità ambientale.

Gli incentivi finanziari e fiscali, la diminuzione dei costi per la realizzazione dei nuovi impianti, e il profitto ricavato come prodotto energetico sono la chiave dell’inversione di tendenza. Nonostante la maggior parte del giro d’affari si concentri nell’eolico e nel fotovoltaico, non bisogna dimenticare anche il geotermico, tramite lo sfruttamento del gas naturale, primo fra tutti il metano. Quest’ultimo avrà un ruolo fondamentale a livello globale per la produzione di calore, assorbendo il 20-15% di tutto il comparto. Tra le risorse “tradizionali” a subire il maggior calo ci sarà il carbone, che tra approssimativamente 30 anni scenderà appena al 5% in tutto il mondo.