Decreto Fer, il ruolo di geotermico e idroelettrico

Geotermico e idroelettrico esclusi dal decreto Fer 1

geotermico e idroelettrico eslcusi decreto Fer 1Il Decreto Fer è al centro dell’attenzione. La bozza del testo (di cui abbiamo parlato qui) è stata approvata dalla Commissione Ue a metà giugno ed è in attesa del via libera definitivo della Corte dei Conti.

Ha suscitato numerose reazioni tra le associazioni di categoria. Se per molti il testo è vincente, non sono mancate le proteste e anche qualche reclamo formale. Tra le numerose osservazioni rivolte all’esecutivo comunitario di Bruxelles, spiccano quelle sull’esclusione del geotermico e di alcune tipologie di centrali idroelettriche.

L’esclusione viene giustificata con la necessità di prevedere regimi incentivanti diversi e separati per quelle fonti che hanno raggiunto un elevato livello di sviluppo o, al contrario, hanno bisogno di più sostegno.

Il geotermico sarà nel decreto Fer 2?

La geotermia è stata esclusa dal rinnovo degli incentivi previsto nel decreto Fer 1. In quanto alle motivazioni, tenendo conto “dell’intenzione delle autorità italiane di accrescere la performance ambientale delle installazioni”, la Commissione concorda con il rischio che la tecnologia divenga troppo costosa per competere ad armi pari con le fonti incluse nel decreto. Questo giustifica quindi lo spostamento in un “meccanismo di sostegno separato in linea con le Eeag (European Economic Advisory Group)”. Dal Mise (Ministero per lo Sviluppo Economico) hanno assicurato che verranno introdotti incentivi per il geotermico all’interno del decreto Fer 2 in fase di elaborazione.

L’idroelettrico e la tutela dei corpi idrici

Sul fronte dell’idroelettrico, sono ammessi agli incentivi solo gli impianti idroelettrici in possesso di determinati requisiti che consentano la tutela dei corpi idrici, e in base a una valutazione dell’Arpa. Il decreto Fer ha confermato il requisito della produzione senza prelievi aggiuntivi dai corpi idrici.

La risposta di Bruxelles

Bruxelles risponde alle critiche facendo notare che l’accesso allo schema incentivante limitato dalle autorità italiane ai soli impianti che non hanno un impatto negativo sui corpi idrici e a quelli con concessione assegnata nel rispetto delle linee guida nazionali del 2017 è in linea con le Eeag, secondo cui “gli Stati membri devono rispettare la direttiva quadro sulle acque (Wfd)”.
Per lo stesso motivo, la Commissione ammette l’esclusione dal decreto Fer dei rifacimenti che non mutano il regime di flusso delle acque.

Nella replica l’UE ricorda che “l’aiuto di Stato è considerato proporzionato se è limitato al minimo indispensabile per raggiungere l’obiettivo di protezione dell’ambiente che ci si propone”.

Più in dettaglio, il paragrafo 131 delle Eeag prevede che “l’aiuto per unità di energia non deve eccedere la differenza tra il Lcoe della tecnologia in questione e il prezzo di mercato, includendo un normale ritorno del capitale”. E gli Lcoe (levelized cost of electricity) proposti dall’Italia nello schema “sono ragionevoli” secondo l’UE.