Cannabis legale, era solo una bolla speculativa?

Il mercato italiano e mondiale ha visto un boom lo scorso anno ma ora l’entusiasmo si sta sgonfiando, come dimostrano i numeri in Borsa
cannabis legale bolla speculativaIn Italia il mercato della cannabis legale è stato in grande fermento. Fino a qualche mese fa si pensava che il 2019 fosse destinato ad essere il migliore anno di sempre per questo particolarissimo prodotto. Ma a quanto pare così non sarà. Stiamo parlando di cannabis legale, anche nota come cannabis light e quindi di un business che rientra totalmente nei limiti imposti dalla legge del nostro paese.

Cannabis legale, i numeri del boom

Per capire la portata del mercato della cannabis legale in Italia in realtà basterebbe guardare i numeri del 2018: un’annata sensazionale, al termine della quale si registravano più di 2000 negozi che hanno generato circa 40 milioni di euro di fatturato. Abbiamo visto aprire negozi uno dopo l’altro, nonostante le incertezze giuridiche.

Il boom anche in Borsa

La liberalizzazione (sia a livello terapeutico sia a livello ricreativo) decisa in questi anni da diversi Stati negli Usa e poi la legalizzazione piena decisa alla fine dello scorso anno dal Canada ha spinto investitori grandi e piccoli in tutto il mondo a scommettere sulle cosiddette “cannastocks”, le società quotate che operano nel settore della cannabis legale che in questi anni hanno si sono quotate in Borsa. Il problema è che la cannabis mania si è rivelata essere una bolla speculativa, cresciuta a dismisura per tutto il corso del 2018 con guadagni a tripla cifra.

L’esplosione della bolla speculativa

Il mercato ha registrato ora un’inversione di tendenza, come dimostrano i numeri in Borsa. Dai massimi toccati il 19 settembre 2018 l’indice delle “cannastocks” ha perso oltre il 66% (Fonte: Sole 24 Ore). In termini di capitalizzazione sono andati in ”fumo” quasi 30 miliardi di dollari di capitalizzazione. Ci sono titoli, come Tilray (azienda canadese di cannabis terapeutica quotata al Nasdaq) che a settembre dello scorso anno capitalizzavano quasi 20 miliardi di dollari e, dopo che il titolo ha perso più del 90%, oggi valgono poco più di due. Un altro titolo molto noto, quello della canadese Aurora Cannabis, è passata dal valere oltre otto miliardi di dollari agli attuali 2,7. Inoltre chi investe in questi titoli sono soprattutto privati cittadini, con l’effetto di rendere il titolo più volatile.

Una domanda sovrastimata

La domanda di cannabis legale è stata sovrastimata e gli analisti cominciano a vedere di bolla speculativa legata alla sua produzione. Solo in Canada ci sarebbero circa 400 tonnellate di marijuana legale rimasta invenduta nei magazzini, talmente tanta che, come riporta il Financial Times, potrebbe soddisfare la domanda interna per almeno 30 mesi. La sovrapproduzione di cannabis legale ha creato un effetto immediato sulle società che in questi anni sono diventate leader del settore. Secondo i calcoli dagli analisti, ognuna delle 51 aziende canadesi nate per produrre e mettere in commercio le infiorescenze di canapa da sola potrebbe soddisfare l’intera domanda attuale del mercato. Tra queste, quelle quotate hanno subito un ulteriore contrazione del valore del titolo in borsa, accelerando un trend negativo che dura oramai da 12 mesi.
Tilray, tra i principali produttori mondiali di canapa, ha perso in un anno l’85% del proprio valore di borsa, con un valore del titolo scivolato da 148 a 21 dollari canadesi. Canopy Growth è passata dai massimi dello scorso maggio di 69,09 dollari a 24 (-62%). Aurora Cannabis ha bruciato il 63% della capitalizzazione passando da 13 a 3 dollari per azione. Ma crolli analoghi riguardano quasi tutte quotate del settore.