Bitcoin è stato inventato da un trafficante di droga?

Questa è la documentata tesi di un reporter americano esperto del dark web.

Da anni il giornalista Evan Ratliff è sulle tracce di Paul Calder Le Roux, un uomo ricercato per numerose attività illecite.

Le Roux ha creato un gigantesco business online di farmaci dalle Filippine, ha un’altra base operativa tra le milizie armate Somale, ha supervisionato l’estrazione di oro e legname in vari paesi africani, gestisce il contrabbando di armi e droghe e ha pure trafficato meth dalla Corea del Nord.

Oltre a tutto ciò, è anche esperto in C ++.

Ratliff ha scritto un libro su Le Roux, The Mastermind, e più di recente ne ha scritto sull’edizione americana di Wired.

A metà maggio 2019, una nota a piè di pagina in una causa legale oscura ha illuminato il mondo degli ossessionati da bitcoin.

Un piccolo suggerimento li ha portati a una domanda: la persona reale dietro a Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo del creatore di bitcoin, non potrebbe essere altro che Paul Le Roux?

Le indagini di Ratcliff hanno rivelato un numero sorprendente di sovrapposizioni tra Satoshi e la mente criminale di Le Roux.

La possibilità che un programmatore sudafricano con tendenze violente e una ricchezza apparentemente senza fondo possa essere il genio dietro bitcoin è ora concreta e l’intera storia si legge come un romanzo di spionaggio (paywall).