Mercati emergenti, dopo l’incertezza la speranza

Dopo i dubbi dei trader internazionali a causa del sensibile calo dei mercati emergenti nel 2018, ora si respira un’aria nuova.

Il 2018 è stato un anno segnato da paura e incertezza tra investitori e trader internazionali per la crisi dei mercati emergenti.

I paesi più vulnerabili  sono stati Argentina e Turchia, ma la situazione non è stata favorevole nemmeno in altre zone come la Russia, l’Indonesia, il Sudafrica e le Filippine.

In verità gli analisti già da tempo avevano previsto una possibile fase di stallo dei mercati emergenti, inizialmente attesa come una fisiologica evoluzione per delle economie in crescita da anni.

Ad una fase più matura si è invece sostituita una condizione di letargo, con un progressivo potenziamento del dollaro subito in maniera pesante da governi che da questa moneta dipendono per debiti, transazioni e finanziamenti. Da aprile a settembre 2018 il dollaro infatti crebbe di valore di quasi l’8%.

L’inversione di tendenza è arrivata a dicembre 2018 con l’aumento dei tassi di intreresse Russi.

Da allora i mercati emergenti hanno dimostrato un’insperata tenuta, con una crescita dell’1% in questi primi tre mesi del 2019. In particolare il contesto globale è divenuto più costruttivo in seguito alla politica accomodante da parte della Fed, allentando le pressioni sui mercati emergenti delle valute e sui tassi locali. Questa tendenza potrebbe rafforzarsi grazie agli sviluppi nel conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, che i mercati si attendono si possano risolvere positivamente.

L’ultimo rapporto di Morgan Stanley è quietamente ottimista sugli sviluppi 2019 dei mercati emergenti. Speriamo che Trump non si metta di traverso.

D.M.