Smart working e retaggio analogico, cosa serve per cambiare

Più responsabilizzazione dei lavoratori, diverso approccio normativo e manageriale, questi gli ingredienti per favorire lo smart working oggi e domani.

In un mondo orientato al digitale c’è ancora una consistente eredità analogica e lo smart working può rappresentare il ponte di passaggio per rendere ancora più facile questa transizione.

Il lavoro oggi viene svolto sempre più al di fuori dell’ufficio, dando la possibilità alle persone di scegliere orari e spazi in totale autonomia.

Il vantaggio dello smart working in termini di efficienza, risparmio, organizzazione e produttività è ormai innegabile, tuttavia c’è una buona porzione di aziende che ragiona ancora alla vecchia maniera.

Per fare in modo che il concetto di workplace assuma una completa flessibilità bisogna riscrivere le logiche normative e considerare nuovi approcci manageriali. Inoltre non basta fornire tutti gli strumenti necessari ai dipendenti per stimolare il co-working, ma occorre formarli e non di meno responsabilizzarli per entrare pienamente in un diverso ordine di idee.

La dimensione dello smart working può essere infatti un eccellente volano per le imprese, ma implica un livello gestionale più impegnativo, come dire che insieme agli onori ci si accolla anche gli oneri.

La giornata lavorativa va organizzata e seguita in modo diverso, imponendosi però precise agende nel raggiungimento degli obiettivi. Lo smart working cambia anche il modo in cui ci si relaziona tra colleghi e con la parte datoriale, un aspetto che necessita di adeguate sottostrutture legislative per definire ruoli e tutele.

Vi è anche la questione della sicurezza informatica, che con lo smart working diventa ancor più preminente che con le forme tradizionali di attività professionale.

L’uso di dispositivi al di fuori della rete aziendale può infatti costituire un rischio più elevato sotto il profilo di eventuali cyber attacchi o di violazioni e perdite di dati sensibili.