Islanda: la parità salariale è legge. Obiettivo del Governo: cancellare il divario retributivo di genere entro il 2022.

Annunciata, non a caso, l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, la legge sulla parità salariale in Islanda è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale lunedì 27 marzo e impone ai titolari di aziende con almeno 25 dipendenti di garantire a tutti i lavoratori pari retribuzione. Obiettivo del Governo è cancellare completamente il divario retributivo di genere entro il 2022.

parità salariale islandaLa battaglia sull’uguaglianza dei salari in Islanda ebbe inizio il 24 ottobre 1975, quando le lavoratrici si fermarono dal lavoro per la prima volta, uno sciopero, quello di ottobre, reiterato anche lo scorso anno, dalle 14.48, orario da cui è stato calcolato che le donne islandesi lavorano gratis. La legge sulla parità salariale ha effetto per tutte le imprese,  pubbliche e private, con almeno 25 dipendenti, cui i titolari devono garantire assoluta parità di trattamento economico, indipendentemente da genere, orientamento sessuale, etnia, religione o nazionalità.

L’Islanda non è, in realtà, il primo Stato a ufficializzare una simile disposizione -ne esistono di analoghe anche in Svizzera e nel Minnesota, sebbene non siano vincolanti per tutti- ma era comunque da tempo in prima linea nella ricerca della parità e, non a caso, per otto anni consecutivi è stato classificato il migliore al mondo per l’uguaglianza di genere dal World Economic Forum.

Ciononostante, le donne islandesi guadagna(va)no ancora dal 14 al 18% in media in meno rispetto alla controparte maschile, meno del 17,5% del Regno Unito e in linea con la media del gruppo Ocse delle nazioni industrializzate, che si attesta al 15,5 per cento.

Il commento del Ministro dell’Uguaglianza e degli Affari sociali, Thorsteinn Viglundsson: “è il momento giusto per fare qualcosa di radicale (…) i diritti umani sono diritti uguali per tutti (…) Dobbiamo fare in modo che gli uomini e le donne godano di pari opportunità sul luogo di lavoro. È nostra responsabilità adottare ogni misura per raggiungere questo obiettivo”. Il Governo mira, infatti, a sradicare il gender gap entro il 2022, una data “forzata” senza la quale a dire dell’Organizzazione mondiale del Lavoro servirebbero almeno 70 anni.

L.S.