Le cinque condizioni della crisi d’impresa

Dopo la pubblicazione della riforma del diritto fallimentare, approfondiamo le analisi sulle crisi d’impresa.

L’obiettivo della riforma della crisi d’impresa e dell’insolvenza è quello di perfezionare i processi di gestione delle patologie aziendali, consentendo alle imprese di ristrutturarsi celermente e proseguire l’attività. Pertanto, in contesti di crisi, importante è il processo valutativo. In particolare, è necessario considerare adeguatamente i profili di rischio tipici dell’azienda in crisi, la prospettiva di riferimento, le informazioni prospettiche affidabili, nonché basi informative appropriate, al fine di evitare distorsioni nelle stime.

Nello specifico secondo il Professor Bini della Fondazione Nazionale dei Commercialisti abbiamo:

  • l’impresa in ristrutturazione: è il caso in cui la redditività è inferiore al costo del capitale, ma non vi è ancora il rischio di insolvenza; si parla, pertanto, di condizioni di crisi strutturale. In tale fase potrebbero essere oggetto di valutazione la cessione dell’azienda in funzionamento, la liquidazione ordinata di rami, attività o dell’intera azienda stessa;
  • l’impresa in crisi: è la situazione in cui viene a trovarsi quell’impresa non più in grado di far fronte prospetticamente alle sue obbligazioni, causando così tensioni con gli stakeholder. Necessarie saranno le rinegoziazioni dei debiti con i creditori sulla base di un piano che sia credibile;
  • l’impresa a rischio di perdita di continuità aziendale: nella prospettiva di evitare che la crisi sfoci in insolvenza, in questa situazione vi è la necessità di stipulare accordi con i creditori, anche nella forma di accordi stragiudiziali; tra gli oggetti di valutazione rientrano le passività potenziali, il valore di strumenti finanziari partecipativi o il valore dell’equity;
  • l’impresa insolvente: è la condizione in cui l’insolvenza conclamata genera una situazione di non continuità aziendale. In questo contesto, possibili oggetti di valutazione dell’impresa che fa ricorso a procedure giudiziali sono la liquidazione accelerata o forzata di rami e/o attività, il valore dell’attivo in funzionamento e in liquidazione, l’affitto d’azienda, o, ancora, la convenienza a continuare l’attività;
  • l’impresa in liquidazione: in tal caso, obbligatorio è il ricorso a procedure di liquidazione forzata, valutando prezzi di riserva e prezzi base d’asta.

I primi segnali di crisi

Le prime avvisaglie di crisi richiedono un cambiamento, ma il processo di cambiamento rende necessaria, così come affermato dal Professor Gualtiero Brugger durante un recente convegno presso l’Università Bocconi, una migliore comprensione delle modalità per realizzare un efficace governo delle crisi aziendali.

È utile soffermare l’attenzione su quattro esigenze:

  • l’integrazione della “cultura dei controlli” con la “cultura del management” (ovvero dell’azione in vista dei risultati), affinando gli strumenti per la valutazione dei piani aziendali e affrontando il tema di un’efficace gestione dei percorsi attuativi;
  • la tutela del valore industriale dell’impresa (enterprise value) qualora sia superiore al valore di liquidazione;
  • la necessità di affrontare esplicitamente il tema dell’abbattimento del debito non sostenibile, favorendo l’afflusso di capitali di rischio nelle imprese in crisi;
  • l’esigenza di favorire l’ingresso di nuovi capitali che possono dare contributi utili alla soluzione delle crisi aziendali.