Il Governo USA si prepara a combattere le web tax nel mondo

Il Governo USA ascolterà oggi Amazon, Facebook, Google in merito alla digital service tax francese.

A luglio il Senato francese ha infatti approvato un prelievo del 3% che si applicherà ai ricavi dei servizi digitali guadagnati in Francia da società con oltre 25 milioni di euro di entrate in Francia e 750 milioni di euro di fatturato in tutto il mondo.

La digital service tax francese è stata la prima in Europa, ed è stata presa ad esempio anche in Italia da chi pensa che le OTT (Over The Top, sigla che rappresenta le imprese all-digital che dominano la nostra vita online) debbano essere tassate maggiormente per le loro attività nei vari paesi.

Ma in un mondo di dazi e guerre commerciali il momento per queste tasse non sembra propizio.

La reazione dello United States Trade Representative

L’ufficio del Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti (USTR) già a luglio aveva aperto un’indagine sulla nuova tassa che aveva definito “irragionevole”, dichiarando che per reazione l’ufficio avrebbe potuto emettere nuove tariffe sui beni francesi o altre restrizioni commerciali.

Il direttore della politica fiscale internazionale di Amazon, Peter Hiltz, ha dichiarato all’USTR in una testimonianza scritta che oltre 10.000 piccole e medie imprese francesi stanno vendendo sui negozi online di Amazon e che Amazon ha comunicato loro che alcune commissioni aumenteranno del 3% per le vendite effettuate su Amazon.fr a partire dal 1 ottobre. Ha inoltre aggiunto che i prodotti e i servizi venduti attraverso il negozio online di Amazon in Francia costeranno di più a causa dell’imposta.

La testimonianza del capo della politica fiscale globale di Facebook, Alan Lee, afferma che l’imposta “pone difficoltà al modello di business di Facebook e ostacolerà la crescita e l’innovazione nell’economia digitale” e richiederebbe una riprogettazione dei suoi meccanismi di funzionamento. Ha aggiunto che “mentre potremmo avere i dati necessari per calcolare l’imposta, occorrerebbero tempo e risorse supplementari per acquisire questi dati e mantenerli per questi nuovi scopi fiscali e di revisione”.

Il consulente per la politica commerciale di Google Nicholas Bramble ha affermato in una testimonianza scritta che l’imposta francese è “un netto abbandono delle norme fiscali consolidate e si rivolge in modo univoco a un sottoinsieme di imprese” ed è suscettibile di generare controversie sul fatto che determinate attività digitali siano state fornite in Francia o in un’altra regione.

Jennifer McCloskey, vicepresidente per la politica presso l’Information Industry Industry Council, che rappresenta Amazon, Facebook, Apple, Google e molti altri, testimonierà che l’imposta rappresenta un precedente preoccupante che si allontana inutilmente dai progressi verso una condivisa fiscalità internazionale.

Un gruppo di società tra cui Airbnb, Amazon, Expedia Group, Facebook, Google, Microsoft e Twitter ha dichiarato in commenti scritti congiunti a USTR che l’imposta “è ingiustificabile in quanto viola gli accordi internazionali e irragionevole in quanto discriminatoria, retroattiva e incompatibile con principi di politica fiscale internazionale”.

Le conseguenze: tariffe e dazi

Macron e Trump

In effetti inventarsi una tassa mirata a determinate aziende, esclusivamente americane, e non attendersi conseguenze è bizzarro.

Donald Trump, che in queste questioni ha una delicatezza tutta sua e detesta Macron, ha minacciato di tassare i vini francesi come contropartita, affermando che la misura unilaterale della Francia sembra colpire le società tecnologiche statunitensi perché innovative.

Anche altri paesi dell’UE, tra cui Austria, Gran Bretagna, Spagna e Italia, hanno annunciato piani per le proprie imposte digitali, ma ora è probabile che attenderanno la fine delle audizioni e le decisioni della commissione prima di procedere.