Cosa ci insegna l’ironia di Tim Cook con Trump

A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Lo sa bene il Presidente Trump, reo di un lapsus imbarazzante in un contesto estremamente importante per la Nazione, l’American Workforce Policy Advisory Board (il comitato consultivo per la forza lavoro americana), tenutosi lo scorso mercoledì 6 marzo.

Un incontro positivo, con tante belle parole (e numeri), in cui i membri hanno potuto fare il punto sugli importanti risultati raggiunti nel mercato del lavoro grazie all’Amministrazione Trump. Membri tra i quali il Presidente ha subito dato la parola a Tim Cook, numero uno di Apple, “che ha fatto un incredibile lavoro ad Apple”, con cui è divenuto persino “amico” perché “fa un gran lavoro”. Elogi e osservazioni che, tuttavia, sul finire dell’incontro non hanno evitato al Presidente Trump di commettere un inatteso scivolone: chiamare il CEO di Apple “Tim Apple”.

Un lapsus che ha “colpito” Cook senza però affondarlo dato che ha colto al balzo l’errore di Trump sfruttando l’occasione per punzecchiare il Presidente, che si è spesso scontrato con settore del tech.

L’indomani dall’incontro con Mr President, infatti, Cook ha tacitamente sostituito il suo cognome su Twitter con il logo di Apple. Una modifica che non è passata a lungo inosservata agli occhi dei fan di Apple, che hanno subito sparso la voce.

In seguito, la Casa Bianca ha tentato di arginare il danno nella nella trascrizione ufficiale del meeting, ove le parole “Tim” e “Apple” sono separate da un trattino, come a indicare che Trump avesse fatto una pausa, evidentemente per ringraziare sia il Dirigente che l’Azienda: “We appreciate it very much, Tim — Apple”. Una soluzione figlia dell’antica tradizione del negare, negare sempre, anche l’evidenza, che spesso con Trump pare funzionare.

In rete però no. Anche se Tim è tornato a essere Cook dal 13 marzo, il web rimane inondato di meme che affiancano Trump a mele, o immagini di CEO col cognome sostituito da quello della loro società (Elon SpaceXTesla è il mio preferito!).

Un episodio di grande insegnamento per i comunicatori online, che ci ricorda che:
– negare non funziona, ammettere l’errore è più efficace;
– la rete non dimentica, ma voi cercate di passare oltre;
– scusarsi è il primo passo per evitare di diventare un bersaglio.

L.S.