La proliferazione delle fake news obbliga ognuno di noi ad approfondire, verificare, ponderare ogni notizia prima di commentarla o diffonderla. Insomma, dobbiamo imparare tutti a vivere come i fact-checker professionisti.

Cosa rende straordinari i fact-checker?

In una ricerca sul fact-checking del 2017 Wineburg e McGrew hanno studiato il processo di controllo dei fatti di 10 storici con dottorato, 10 fact-checker professionisti e 25 studenti universitari della Stanford University. Hanno scoperto che i fact-checker professionisti (di solito impiegati in grandi giornali) avevano all’incirca una probabilità doppia rispetto agli storici nel valutare l’attendibilità di due diverse fonti online sul bullismo scolastico, e cinque volte più successo degli studenti.

Perché? I fact-checker avevano un approccio totale all’informazione. Valutavano l’intero ecosistema della notizia, quali altre fonti avevano riportato la stessa notizia, chi possedeva o gestiva i portali, se apparteneva ad associazioni, enti o partiti, se in passato era stato già accusato di diffusione di informazioni fuorvianti o false.

Questo deve essere l’approccio quotidiano di tutti noi, ormai non possiamo permetterci che lo adottino solo i fact-checker di snopes.

Richard Hornik, che dirige le partnership all’estero al Centre for News Literacy presso la Stony Brook University, spiega che i fact-checker leggono lateralmente oltre a leggere in verticale: si spostano da un sito all’altro, raccogliendo informazioni lungo il percorso. Hornik dice che il modo di sfruttare queste abilità è insegnare agli studenti a interrogare le informazioni invece di consumarle semplicemente.

Buon lavoro a tutti.