In Italia il comparto della gestione rifiuti vale 11 miliari di euro

Dalle piccole e medie imprese alle aziende con attività quotate in borsa, il settore della gestione dei rifiuti sotto la lente del Rapporto Was 2018.

Il rapporto Was 2018 (Waste Management) stima in circa 11 miliardi di euro il valore della gestione rifiuti in Italia. Nel dettaglio la raccolta differenziata è salita dal 53,4% al 56,6% nel periodo che va dal 2016 al 2017 con una stratificazione equilibrata tra società quotate in borsa e piccole imprese familiari o locali. Nella gestione dei rifiuti la prima regione a livello nazionale è la Lombardia, seguita dalla Campania. In quest’ultima le aziende del settore impegnate sono circa un centinaio, con alta concentrazione nella provincia di Napoli (quasi la metà), 20 a Salerno, 14 a Caserta, 12 ad Avellino e 8 a Benevento. Le unità assorbite nella gestione rifiuti sono un totale di circa 800, tuttavia i risultati potrebbero implementarsi con maggiore sinergia tra privato e volontà istituzionale.

Il comparto della gestione rifiuti sta subendo una costante trasformazione sia formale che tecnologica, a cominciare dalla raccolta, passando per lo smaltimento, il trattamento, la selezione e il riciclo dei materiali di scarto. Nella gestione rifiuti si parla sempre più spesso di economia circolare, nell’ottica di riuso e sfruttamento della materia trattata come fonte di energia o come elementi produttivi rigenerati. Mancano provvedimenti di regolamentazione che stiano al passo con i tempi, che stimolino e incentivino il dinamismo delle nuove imprese, in un panorama che vede come protagonisti player nazionali e internazionali.

Per le associazioni e imprese di categoria la gestione dei rifiuti deve diventare più globalizzata, integrata e interconnessa, in un ottica innovativa molto diversa da come viene concepita oggi. Una gestione rifiuti quindi più affine e legata al segmento dell’industria 4.0, come fonte di risorse da impiegare nelle filiere di produzione di energia e calore. Un microcosmo che si auspica possa diventare nuovo serbatoio per il mercato del lavoro, per l’economia sostenibile e per il miglioramento generale della qualità della vita, sia urbana che delle aree industriali.