Bandire i sacchetti di plastica sembra non serva a nulla

Dopo anni di bandi dei sacchetti di plastica in tutto il mondo, e il loro successivo commercio illegale, recenti indagini rivelano che i sacchetti di carta o di cotone sono anche peggiori per l’ambiente.

Non consumano petrolio e non inquinano i mari per secoli, ma come impatto sull’inquinamento atmosferico e l’esaurimento delle risorse idriche le borse di cotone o di carta costano molto di più.

Una sacca di cotone – come quelle tipicamente date in omaggio ai clienti durante le fiere, o vendute nei supermercati – deve essere riutilizzata 7.000 volte per avere prestazioni ambientali pari a quella di un sacchetto di plastica che viene utilizzato una sola volta, secondo una valutazione del 2018 del governo della Danimarca.

E se pensate di essere ‘green’ perchè la sacca è di cotone organico, ebbene è anche peggio: il cotone organico ha un tasso di rendimento inferiore del 30% in media rispetto al cotone convenzionale e pertanto utilizza il 30% in più di risorse (come l’acqua).

Secondo uno studio UKEA per produrre ogni shopper in plastica HDPE si producono mediamente due kg di anidride carbonica. Per produrre un sacchetto di carta se ne producono sette volte tanti. Per i sacchetti in polipropilene riciclato 26 volte di più, mentre per quelli in cotone si sale a 327.

Insomma sembra che la soluzione sia peggiore del problema.

Evidentemente bisogna cambiare prospettiva: i cambiamenti climatici non si risolvono con la borsa della spesa, di qualsiasi materiale sia fatta o qualsiasi cifra sia fatta pagare per acquistarli.

Il consiglio resta quello dato a suo tempo da CONAI: qualunque sacchetto tu abbia in casa ora – che sia di plastica, di carta o di cotone – non buttarlo via. Usalo e riusalo quante più volte possibile, e buttalo solo se davvero non puoi più riutilizzarlo.