ArcelorMittal lascia Taranto dopo il pasticcio del Salva Imprese

I nodi vengono al pettine, il decreto voluto da Di Maio rischia di costarci 20.000 posti di lavoro.

ArcelorMittal, la multinazionale che si era fatta carico dello stabilimento ex-Ilva di Taranto, purché le venissero garantiti alcuni margini di manovra per poter rimettere a norma e in attivo l’impianto, ha annunciato di voler recedere dal contratto.

La causa del recesso di AM InvestCo Italy

ArcelorMittal ha richiamato due punti come causa principale del recesso. La mancata copertura legislativa su eventuali rischi penali per le attività di risanamento dell’impianto, precedentemente concordate ma cancellate dalla volontà espressa dell’allora Ministro dello Sviluppo Economico Di Maio (e non ripristinate dall’attuale Conte-bis), e gli obblighi di risanamento fissati dai tribunali con date troppo vicine per essere realistiche.

La comunicazione integrale

Il Contratto prevede che, nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l’attuazione del piano industriale, AM InvestCo ha il diritto contrattuale di recedere dallo stesso Contratto. Con effetto dal 3 novembre 2019, il Parlamento italiano ha eliminato la protezione legale necessaria alla Società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando così la comunicazione di recesso.

In aggiunta, i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 – termine che gli stessi Commissari hanno ritenuto impossibile da rispettare – pena lo spegnimento dell’altoforno numero 2. Tali prescrizioni dovrebbero ragionevolmente e prudenzialmente essere applicate anche ad altri due altiforni dello stabilimento di Taranto. Lo spegnimento renderebbe impossibile per la Società attuare il suo piano industriale, gestire lo stabilimento di Taranto e, in generale, eseguire il Contratto.

Altri gravi eventi, indipendenti dalla volontà di AM InvestCo, hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa che ne ha ulteriormente e significativamente compromesso la capacità di effettuare necessari interventi presso Ilva e di gestire lo stabilimento di Taranto.

Tutte le descritte circostanze attribuiscono a AM InvestCo anche il diritto di risolvere il Contratto in base agli applicabili articoli e principi del codice civile italiano.

In conformità con il contenuto del Contratto, AM InvestCo ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità per le operazioni e i dipendenti entro 30 giorni dalla loro ricezione della predetta comunicazione di recesso o risoluzione.

Il commento dei sindacati

Già critici col Salva Imprese, i sindacati hanno accolto la notizia con rabbia. Nelle parole del segretario generale dei metalmeccanici Cisl, Marco Bentivogli: «Tra le motivazioni principali, il pasticcio del “Salva imprese” sullo scudo penale. Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare bomba ambientale e unire bomba sociale».