Perché lo streaming dei videogiochi è il futuro del business

Una volta i videogiochi si vendevano nei negozi.

La notte prima di un rilascio molto atteso, si creavano lunghe file di persone fuori da GameStop o da BlockBuster, tutti in attesa di mettere le mani sull’ultimo arrivato. Era la prima “era” dei videogiochi.

streaming videogiochi

Poi è arrivato Internet, la banda larga si è man mano diffusa, è entrata nelle case. E gli editori di videogiochi hanno iniziato a sperimentare nuovi modelli di business, nuovi modi di accesso ai giochi. Hanno permesso di scaricare i titoli direttamente dai dispositivi di giochi.

Inizialmente con qualche difficoltà… i server si sovraccaricavano quando usciva un nuovo gioco. I giocatori si arrabbiarono quando gli editori revocarono le licenze ai giochi che i giocatori pensavano di possedere. I negozi di videogiochi chiusero o cambiarono core business. E si era chiusa un’altra “era”.

L’era dello streaming di videogiochi

Ora siamo nel pieno di un altro momento storico: quello dello streaming. Ascoltiamo la musica con Spotify, guardiamo film e serie TV su Netflix. Sfruttiamo il cloud-computing per accedere ai videogiochi istantaneamente e on demand. Come già successo per l’industria musicale e dell’entertainment, “il mondo sta cambiando”.

La tecnologia che già è disponibile, le formule di sottoscrizione in combinazione allo streaming che già conosciamo bene perché entrate nella vita quotidiana con altre piattaforme, stanno cambiando anche il mondo dei videogiochi che è in crescita anche grazie al mobile.

Le grandi aziende non stanno a guardare

Tutti i grandi brand del mondo dei videogiochi stanno correndo velocemente per adeguarsi a questi cambiamenti epocali. Guardiamo ad esempio Electronic Arts e Sony.

La prima nel 2018 ha acquisito GameFly e la sua tecnologia di servizio di abbonamento a noleggio di videogiochi online e ha presentato un prototipo di nuovo servizio streaming. Sony ha già da anni PlayStation Now, che consente ai giocatori l’accesso istantaneo a una libreria di 650 giochi al costo di $99 l’anno.

Nel 2012 ha acquisito Gaikai, il servizio cloud-based che consente agli utenti di giocare a videogiochi di ultima generazione eseguiti su server remoti via streaming, e tre anni dopo il suo competitor, OnLive.

Molti big della tecnologia – Amazon, Microsoft e Google per primi – stanno investendo in piattaforme di cloud-computing. Possiedono rispettivamente Twitch, Xbox Live e YouTube, il che li rende player di primo piano nel mondo gaming e dello streaming. Anche la Cina non sta a guardare, con la società Tencent a cui fanno capo Activision-Blizzard, Epic Games, Ubisoft, Riot Games, e due piattaforme cinesi di live-streaming: Douyu e Huya.

Insomma, il mondo del gaming è in pieno fermento e lo dimostrano gli ultimi annunci di Google e Apple.

Il gaming tra le nuvole

Google la scorsa settimana ha presentato uno dei progetti che aveva in sviluppo da diversi anni: Stadia. È una nuovissima piattaforma che ci permetterà di portare sempre con noi i nostri videogiochi preferiti. Ma attenzione, non bisogna considerarla “la Netflix dei videogame” (anche perché da anni c’è Sony PlayStation Now).

Stadia si basa su una tecnologia completamente diversa. Le immagini sono elaborate in modo continuo e in tempo reale. Cambiano in base alle scelte del giocatore. Vengono elaborate a grandissima velocità. Non è “semplice” streaming video, con un contenuto già preconfezionato. Il contenuto è generato di volta in volta. Tutto ciò è possibile grazie alla grande potenza di calcolo dei server Google, che consentiranno di arrivare alla risoluzione 4K a 60 fotogrammi al secondo. Insomma, una vera e propria rivoluzione, basata su invio e ricezione di immagini via Internet.

Ora si aspetta la risposta di Microsoft e Playstation, senza dimenticarsi di Valve, che con Steam attualmente ha la maggiore base utenti di videogiocatori profilati al mondo, e di Apple, che inizia a guardare al mondo dei giochi con interesse, come dimostra il lancio di Apple Arcade.

Sul web il mondo dei gamers è già in fermento e non mancano rumors, ipotesi e congetture. L’era del gioco in cloud è cominciata.

C.C.