Regione che vai, casa vacanza che trovi

Che cos’è una casa vacanza? La definizione in Italia varia da Regione a Regione e il quadro è frammentato e complesso

casa vacanza normativaCi sono le “palafitte”, le strutture “digital detox” (senza telefono o wi-fi), i “Marina resort” (nei quali è possibile pernottare in una barca ormeggiata) e presto forse anche grotte.

Insomma, la casa vacanza può essere ormai di tutti i tipi. Anche la normativa fatica a “inquadrare” la situazione italiana. Lo dimostra un nuovo studio realizzato dal DEVO Lab – di SDA Bocconi commissionato da Airbnb Italia.

La ricerca dettaglia le profonde differenze regionali in materia turismo e si sofferma sulla frequenza con cui le leggi vengono riformate. Emerge in particolare il complicato rapporto tra Stato e Regioni in seguito alla riforma costituzionale del 2001 che ha dato alle Regioni competenza esclusiva per il turismo ex art. 117, comma 4 della Carta.

Casa vacanza di Regione in Regione

Il legislatore regionale ha ritenuto opportuno dettagliare i requisiti necessari per numerose forme di ricettività, al punto da creare differenze amministrative importanti per situazioni relativamente semplici come Bed & Breakfast o Casa Vacanza.

Per le medesime tipologie di strutture extra-alberghiere, infatti, i requisiti funzionali e/o dimensionali risultano differenti per ciascuna Regione o Provincia Autonoma, con l’unica eccezione degli agriturismi. In Campania, Piemonte, Puglia e Sicilia, ad esempio, è consentita una permanenza massima in una casa vacanza di 90 giorni consecutivi. Mentre in Basilicata e Liguria fino a 12 mesi. Altre differenze di regione in regione riguardano la promozione, la metratura o addirittura la pulizia delle strutture.

La varietà della ricettività extra alberghiera

Una situazione frammentata e complicata: basti pensare che complessivamente ci sono oltre 20 tipologie diverse di ricettività extra-alberghiera in Italia! Tra queste, esistono categorie quasi sconosciute come le case del camminatore, presenti in Umbria e Lazio per valorizzare i cammini nel territorio regionale, e che in Lazio offrono ospitalità anche nella forma del donativo. Oppure l’ittiturismo, categoria normata da Campania, Emilia Romagna, Liguria, Puglia, Sardegna, Veneto e che mira alla promozione delle attività legate alla pesca e al mare.

Quanto dura una legge sul turismo?

La normativa sulla ricettività da parte delle Regioni e delle Province Autonome cambia a ritmo frenetico. Questa è la conseguenza della velocità di cambiamento del settore turistico e delle strutture ricettive degli ultimi anni, anche in seguito all’avvento di piattaforme digitali come Airbnb.

In generale, queste leggi vengono modificate dalle Regioni con cadenza annuale.

Esistono però Regioni in cui la legge varia nell’arco di mesi, come nel caso della Liguria, che ha riformato la normativa cinque volte negli ultimi tre anni. Mentre ad esempio in Veneto le riforme vengono apportate in media ogni tre anni.

Le modifiche così repentine in alcune Regioni sono state imposte dal TAR a fronte di ricorsi per illegittimità o incostituzionalità di parte di esse. Negli ultimi 3 anni, ci sono state 5 impugnative contro normative regionali e 24 sentenze della Corte Costituzionale circa il riparto di competenze fra Stato e Regioni in materia turistica.

Ci sono anche Regioni che hanno il problema opposto. In Sicilia e Valle d’Aosta le Leggi Regionali sul turismo risalgono al 1996, ben prima di Internet…

E in futuro? Come migliorare?

In conclusione del rapporto, i ricercatori si soffermano sulla necessità di riformare a partire dalla digitalizzazione e dai big data, semplificando le procedure dal punto di vista amministrativo, e trovare una collocazione per fenomeni come l’home sharing.

L’analisi suggerisce una gestione armonizzata dei diversi database pubblici e privati, al fine di sviluppare una visione globale del settore turismo, che supporti inoltre azioni quali la lotta all’evasione fiscale, la sicurezza pubblica e il funzionamento della pubblica amministrazione.

La soluzione di buonsenso sarebbe ovviamente quella di armonizzare le definizioni esistenti per le strutture alberghiere ed extra-alberghiere e creare un quadro normativo nazionale… ma non ce la aspettiamo certo per questa legislatura.