Quanto vale Star Wars per Disney?

Disney ha acquisito Lucasfilm nell’ottobre 2012 per 4,05 miliardi di dollari. Allora sembrava un investimento rischioso, ma a oggi Disney ha incassato 10 volte tanto.

Il portfolio della Lucasfilm, la casa di produzione fondata da George Lucas, comprende Star Wars, Indiana Jones, American Graffiti e altre franchise interessanti, ma è indubbio che Star Wars è il gioiello della corona.

Dopo la tiepida accoglienza ricevuta dalla trilogia dei prequel Lucas aveva perso ogni stimolo nello sviluppare ulteriormente la sua creatura prediletta. Il rischio che Star Wars continuasse a vivere di piccole modifiche prive di senso ad alcune delle sue scene iconiche o di rimasterizzazioni in sempre più alta qualità era molto reale.

Per questo mercato e fan presero tutto sommato positivamente l’acquisto da parte della casa di Topolino, che già aveva dimostrato dopo l’acquisizione della Marvel di poter trasformare singoli film in un universo condiviso, capace di incassare miliardi e di conquistare la critica.

I dati di mercato

Per gli azionisti Disney la mossa si è dimostrata uno dei migliori affari della storia.

La nuova Lucasfilm, gestita da Kathleen Kennedy (la produttrice esecutiva dei film di Indiana Jones), ha prodotto cinque film dal 2015 a oggi, venduto miliardi di pupazzetti, magliette e giochi e utilizzato la capacità attrattiva della franchise per lanciare il suo canale in streaming, Disney+.

Secondo gli analisti Disney ha incassato tra i 27 e i 48 miliardi di dollari da Star Wars, e questo prima dell’uscita dell’ultimo film, L’Ascesa di Skywalker.

I migliori numeri li abbiamo riguardo il primo film della nuova trilogia, Il Risveglio della Forza, diretto da J.J. Abrams.

Il Risveglio della Forza ha incassato più di 2 miliardi di dollari al botteghino, tra entrate USA e internazionali, venduto 1,28 miliardi di dollari di videogiochi, venduto 428 milioni di dollari di DVD e Blueray e solo nel 2015 ha venduto giocattoli per più di 700 milioni di dollari.

4,4 miliardi di dollari di incassi solo col primo film.

Rogue One: A Star Wars Story, uscito nel 2016 con una storia collegata alla trilogia originale ma non a quella nuova, fu ugualmente un successo, con più di 1 miliardo di dollari di incassi al botteghino e 618 milioni di dollari di giocattoli venduti.

Le uscite successive non sono andate altrettanto bene, tanto che Bob Iger, CEO di Disney, è stato costretto a rallentare il ritmo delle uscite dei film e modificare i piani originali, che vedevano Star Wars tenere i ritmi di uscita del Marvel Cinematic Universe.

Ma finanziariamente Disney non ha nulla di cui lamentarsi.

Le reazioni dei fan

Disney però inizia a preoccuparsi delle reazioni dei fan, che hanno iniziato a polemizzare con la direzione presa dagli studios sin da quando Kathleen Kennedy annunciò nel 2013 che tutti i vecchi libri e fumetti usciti tra il 1978 e il 2012 non sarebbero più stati considerati parte della storia ufficiale di Star Wars (non sarebbero più stati canonici).

Tra i libri cancellati dalla storia vi era la trilogia di Timothy Zhan vista da molti vecchi fan come il reale seguito della trilogia originale.

L’antagonista della serie, il Grand’ammiraglio Thrawn, era così iconico che è stato cooptato della serie TV Star Wars Rebels, e reso così nuovamente parte del canone della saga.

Ma il vero disastro è avvenuto con L’Ultimo Jedi, il film di Rhian Johnson uscito nel 2017. Il film prese una strada inaspettata, allontanandosi dalla trama delineata da J.J. Abrams, uccidendo senza motivo il nemico principale della nuova trilogia a metà del film e introducendo personaggi incapaci di prendere decisioni comprensibili.

Ancora oggi Johnson difende le sue scelte, dicendo che gli spettatori vanno sorpresi, ma ai tempi Mark Hamill, l’attore che interpreta Luke Skywalker, si era lasciato scappare di non condividere nulla di come il regista aveva deciso di interpretare il suo personaggio, e lo stesso J.J. Abrams in recenti interviste lo ha criticato, accusandolo di aver lasciato la nuova trilogia in un vicolo cieco, senza un avversario o un’idea per proseguire la storia.

Solo: A Star Wars Story, uscito nel 2018, è stato un flop al botteghino anche per la reazione dei fan al film precedente.

E ora L’Ascesa di Skywalker, con J.J. Abrams tornato alla regia e alla sceneggiatura, ha l’ingrato compito di inventarsi un nuovo avversario, una nuova ribellione, una trama che concluda in maniera degna una saga lunga tre generazioni di Skywalker.

Cosa nella quale non riesce (secondo noi). Ma non è del tutto colpa sua.

Ora il compito di recuperare il favore dei fan è tutto negli occhioni grandi di Baby Yoda, il coprotagonista di Mandalorian, la serie TV che ha inaugurato Disney+ (in Italia da marzo).

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