Niente infrazione UE – ma l’Italia continua a rischiare

Mattarella, più di ogni altro, sembra aver fatto l’impresa.

La mediazione personale del Presidente della Repubblica ha aiutato Tria e Conte a presentare numeri ragionevoli e un volto assennato all’Europa, evitando la procedura d’infrazione per eccesso di deficit – per ora.

Mattarella nei giorni scorsi ha potuto dichiarare che la procedura d’infrazione sarebbe immotivata dall’alto di un disavanzo pubblico che è passato dal 2,4 al 2,1 per cento tra il 2017 il 2018, mentre l’avanzo primario è cresciuto dall’1,4 all’1,6, ma soprattutto garantendo personalmente congelamento della spesa e assennatezza finanziaria.

Quindi l’Italia è promossa?

No, perchè il governo dei litigi – che ha usato 42 migranti e finti scandali Rai per distrarre dalla grave crisi finanziaria e di relazioni internazionali nella quale ci ha precipitato con una politica imprudente – non ha certo le idee chiare su come uscirne definitivamente.

Nel breve ha congelato i fondi che non è riuscito a spendere per quota 100 e reddito di cittadinanza, due manovre di pancia fatte per piacere al popolo, ma deve comunque mantenere la promessa da 15 miliardi della flat tax e al contempo evitare l’aumento automatico dell’IVA.

E questo potrebbe riportare in superficie avventurismi come i minibot o l’uso delle riserve auree della Banca d’Italia.

Già, perchè pur di finanziare le sue misure più astruse questo governo minaccia una settimana sì e l’altra pure l’autonomia della Banca d’Italia. Se la minaccia dei minibot sembra rientrata, resta l’adunca mano protesa sulle riserve auree, che il governo ha capito essere considerevoli e delle quali vuole assumere il controllo.

Ma le riserve italiane, mentre fungono da importante bilanciamemto del nostro debito nell’immagine dei mercati, non sono nemmeno lontanamente vicine a poter coprire le necessità di spesa del governo.

E quindi la procedura d’infrazione potrebbe solo essere rimandata al 2020. Perchè l’Europa, malgrado i ringhi dell’esecutivo, guarda i numeri e non il libro dei sogni.

Cosa rischiamo con la procedura d’infrazione

Tanto per ricordarlo, una procedura d’infrazione avrebbe conseguenze durissime, dato che comporta una multa con un importo massimo pari allo 0,5% del PIL (parliamo di circa 11 miliardi di euro), il congelamento dei fondi strutturali che l’Unione Europea ci eroga per investire su crescita economica e occupazione (e sono 57 miliardi di euro) e infine la cancellazione dei prestiti della BCE, inclusa la sospensione del programma di acquisto dei nostri titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea (e sono altri 42,3 miliardi).

Quindi l’Italia rischia di perdere 111,2 miliardi perchè questo governo non sa come non spenderne 15.

E continua a distrarci coi migranti e la Rai.