Machine learning ed etica, perché dobbiamo parlarne

“Se la conoscenza può creare dei problemi, non è tramite l’ignoranza che possiamo risolverli”

Le parole di Isaac Asimov, lo scrittore che prima di tutti aveva immaginato un futuro dominato dai robot, descrivono magnificamente il presente dell’industria 4.0.

Il cuore della nuova rivoluzione industriale è infatti il machine learning, ovvero quella branca specifica dell’intelligenza artificiale che si occupa di raccogliere e utilizzare una serie di metodi e dati utili per l’automazione dei compiti ripetitivi.

Utilizzando algoritmi sempre più evoluti il machine learning consente di riconoscere pattern dove l’occhio umano non riuscirebbe a coglierli, permettendo reazioni sempre più efficienti.

Grazie al machine learning possiamo gestire volumi di dati sempre più alti, facendo comunicare tra di loro dispositivi e macchine. Ciò rappresenta un vantaggio non indifferente per alcuni settori in particolare, come quello sanitario, dei trasporti o dell’istruzione, senza dimenticare la logistica e i processi produttivi tout court.

Nessuna rivoluzione passa senza qualche scossone: e in questo caso è la variabile etica a sollevare qualche dubbio non solo negli addetti ai lavori.

Ecco perché l’etica è la nuova frontiera del machine learning: fino a dove può spingersi la scienza? E come è possibile tutelare i dati di persone fisiche e aziende?

Tra le tante risposte, il Federated Learning merita sicuramente un approfondimento.  Presentato per la prima volta da Google nel 2007, consente l’applicazione del machine learning in ogni ambito, senza però condividere i dati sensibili nel cloud. Ad esempio, prendiamo il caso di due ospedali collegati in rete: invece di spostare le informazioni su server esterni centralizzati, il training degli algoritmi continuerebbe a funzionare in sede locale, criptando i dati.

L’automazione dei processi crea un problema etico anche nel momento in cui il lavoro umano viene sostituito da quello dei robot.

Se non è possibile arrestare l’avanzata del machine learning, resta imprescindibile la necessità di cambiare le dinamiche nel mondo del lavoro. Dietro un grande robot c’è sempre un grande cervello umano: per questo diverse associazioni si stanno muovendo per creare un codice etico.

Italo Foundation, ad esempio, ha fatto realizzare un sondaggio su un campione di lavoratori da cui è emerso come quasi la metà degli intervistati pensi che una macchina debba solo svolgere mansioni ripetitive e che non debba essere considerata un “collega”. L’unico modo per arginare il senso di “minaccia”, in conclusione, consiste nell’avere più lavoratori formati nella gestione dell’intelligenza artificiale, per non subirla passivamente.