L’impatto del coronavirus sull’economia 2020

La diffusione del virus cinese, la cui pericolosità è stata inizialmente sottovalutata dal governo cinese, preoccupa ora i mercati internazionali.

Lunedì 27 gennaio il governo cinese ha ammesso che il numero degli infetti è di 2.801 persone, con una mortalità del 2,9%. Il sindaco di Wuhan, dopo essersi assunto la responsabilità di aver coperto la diffusione iniziale del virus, ha inoltre confermato quello che molti sospettavano, ovvero che circa 10 milioni di persone sono uscite da Wuhan prima della quarantena. Quindi, il genio è ormai uscito dalla bottiglia.

La notizia che il blocco ai viaggi imposto da Pechino sia stato esteso ad altre 15 città non è servito a calmare i mercati.

Malgrado il coronavirus sia meno aggressivo della SARS del 2003 (che aveva una mortalità del 9,6%), questa volta la diffusione della malattia sembra più difficile da controllare. Secondo uno studio diffuso sabato dall’imperial College di Londra ogni malato sembra in grado di contagiare almeno altre due-tre persone: la possibilità concreta è che il virus sia trasmissibile prima che compaiano i primi sintomi.

Queste notizie hanno contribuito a invertire il trend positivo dei mercati, che avevano assorbito in pochi  giorni lo scossone della crisi Iran-USA.

I principali indici sono in rosso, con lo S&P 500 a -1,48%, UK FTSE a -2,36%, Nikkei a -2,03%, MIB FTSE -2,21%.

I listini in particolare sofferenza sono quelli delle linee aeree e delle aziende che dipendono dal turismo da e per la Cina: American Airlines, Air France-KLM e Wynn Resorts (che possiede i casinò di Macao) sono crollati del 7%, i marchi del lusso LVMH, Kering e Cartier sono diminuiti del 5% (la Cina compra il 38% dei beni di lusso mondiali).

Alcune attività ne risentiranno maggiormente nelle prossime settimane, quando la perdita di fatturato sarà più chiara: Starbucks ha chiuso i suoi 90 negozi nella città di Wuhan e nella provincia di Hubei; Disney ha annunciato la chiusura di Disneyland Shangai e Hong Kong fino a nuovo ordine, quando questo avrebbe dovuto essere l’anno del loro rilancio (è l’anno del topo); McDonald, Kentucky Fried Chicken e Pizza Hut hanno chiuso centinaia di ristoranti nella sola Wuhan.

Anche il prezzo del petrolio è sceso, conseguenza dell’aspettativa che il traffico aereo si riduca nei prossimi sei mesi, per arrivare al minimo da ottobre a oggi (recuperando le quotazioni antecedenti l’attacco dei ribelli Yemeniti agli impianti Aramco).

Gli economisti prevedono che per l’economia Cinese, che già non aveva un andamento particolarmente buono, questo sarà l’anno peggiore possibile.