La sopravvalutazione delle startup, o l’invasione degli unicorni

Siete perplessi dal numero e dal ritmo con cui nuove aziende – di vari settori, dalla tecnologia alla medicina – stanno raggiungendo valutazioni superiori a 1 miliardo di dollari?

Benvenuti nel club. Gli unicorni, ovvero le aziende non quotate con una valutazione superiore al miliardo di dollari, sono ormai più frequenti di quanto non lo siano mai state.

Ecco gli ultimi dati, secondo Crunchbase: “Il 2018 ha superato tutti gli anni precedenti in termini di numero di unicorni creati e investimenti in dollari di venture capital. Infatti, 151 nuovi unicorni sono entrati a far parte della lista nel 2018 (rispetto ai 96 del 2017), e gli investitori hanno investito più di 135 miliardi di dollari in queste società, un aumento del 52% anno su anno”.

Il 2019 ha già visto nascere più di quaranta nuovi unicorni, con prodotti che vanno dal tradizionale (360 Enterprise Security Group, una società cinese di consulenza informatica), al disruptive (N26, una banca su app), all’improbabile (Calm, un’app per la meditazione con un milione di abbonati, in attivo).

Per dare un’idea della folle accelerazione del numero di società ipervalutate, nel 2013 solo 19 aziende potevano fregiarsi del termine quando venne coniato da Aileen Lee. Oggi ci sono circa 450 aziende in tutto il mondo che si qualificano come unicorni, rappresentando una valutazione cumulativa di 1,6 trilioni di dollari.

Ma il problema non è solo di nome. La triste realtà è che molti di questi unicorni non sono profittevoli, nè lo saranno mai.

unicorno

D’altro canto, ormai investimenti da 100 milioni di dollari sono la norma nel mercato americano, quindi raggiungere valutazioni stellari non è più così insolito.

Forse è proprio il caso di cambiare la definizione di unicorno per adattare il termine – così evocativo – al nuovo mercato.

Kate Clark di TechCrunch ha suggerito di chiamare unicorni solo le società con una valutazione superiore a 1 miliardo che generano profitti.

Garry Tan di Initialized Capital ha proposto di considerare unicorni solo le startup con una crescita annua del fatturato almeno del 50%.

Forse entrambi i parametri dovrebbero essere considerati dagli investitori, prima di creare altre Lyft e Uber.