La Russia influenza davvero le elezioni in giro per il mondo?

Se vi sembra di essere tornati ai tempi della Guerra Fredda, avete ragione.

Negli ultimi dieci anni la Russia ha ripreso ad estendere attivamente la sua sfera di influenza, prima chiudendo la guerra in Cecenia, poi annettendo la Crimea, infine aiutando il regine di Assad a riprendersi la Siria e ora garantendo la sicurezza di Maduro in Venezuela. Nel contempo ha aumentato la sua azione di lobbying sui governi stranieri, spesso sostenendo partiti di opposizione, nazionalisti o populisti.

L’UE è considerata un’entità ostile, e dividere il blocco delle democrazie europee è visto come un obiettivo particolarmente pagante alle azioni destabilizzanti russe.

Già nel 2016 il The Sunday Telegraph aveva identificato le operazioni di influenza russa in corso in Francia, Paesi Bassi, Ungheria, Austria e Repubblica Ceca (identificata dagli agenti russi come un punto di ingresso nella zona Schengen).

Nello stesso anno l’intelligence statunitense aveva lanciato l’allarme sulle attività dei servizi di sicurezza russi, impegnati a finanziare partiti e organizzazioni con l’intento di “minare la coesione politica”, promuovendo malcontento contro il programma di difesa missilistica della NATO e minando i tentativi di trovare alternative all’energia russa.

Ingerenza o reazione?

La Russia d’altro canto sostiene che le sue siano reazioni a un sentimento di generale ostilità che è cresciuto progressivamente sin dai tempi della fine della Guerra Fredda e che vide nella nascita della Partnership for Peace (un’alleanza tra ex nemici, ovvero tra paesi europei ex-Patto di Varsavia e NATO) il suo primo segnale.

La rivoluzione Ucraina, quando a un governo filorusso democraticamente eletto venne sostituito un governo filoeuropeo, viene indicata dalla Russia come la goccia che fece traboccare il vaso.

Per i governi europei il primo segnale fu invece il manifesto interesse Russo al successo del referendum scozzese – che incidentalmente minacciava la base dei sommergibili nucleari a Faslane e di conseguenza l’intera deterrenza nucleare UK. Dopo la conclusione del referendum Russia Today affermò senza prove che il conteggio dei voti fosse stato difettoso e che il risultato fosse quindi truccato.

Negli USA il rapporto Mueller, affascinante come un romanzo, ha invece affrontato le ingerenze Russe durante la campagna elettorale che portò all’elezione del più improbabile e più compromesso candidato di sempre, Trump.

Come funziona la guerra dell’informazione

Secondo gli esperti, le azioni con cui il governo russo tenta di sovvertire le democrazie occidentali sui social media sono cinque: minare la fiducia dell’opinione pubblica nel governo democratico, esacerbare le divisioni politiche interne, erodere fiducia nel governo, spingere l’agenda russa nelle popolazioni straniere e creare confusione e diffidenza sfocando la differenza fatti e finzione.

La propaganda russa sui social media può essere suddivisa in quattro temi: messaggi politici destinati a favorire la sfiducia nel governo (ad esempio accuse di frode elettorale e corruzione), propaganda finanziaria (ad esempio sfiducia nelle istituzioni finanziarie occidentali), questioni sociali (ad esempio tensioni etniche, brutalità e corruzione della polizia) e teorie del complotto in stile apocalittico.

Il contenuto della guerra informativa viene generato e diffuso attraverso canali che rientrano in tre categorie di attribuzione: bianco (scoperto, difficilmente distinguibile da azioni legittime  di marketing), grigio (meno chiaro) e nero (nascosto). Propagano una miscela di storie autentiche, manipolate e false e si nutrono e si rafforzano a vicenda.

I canali bianchi o scoperti includono i notiziari filo-russi sponsorizzati dallo stato come Sputnik e Russia Today, i punti di uscita meno espliciti includono i siti di download dei dati, come Wikileaks, e canali neri più sinistri implicano operazioni segrete come l’hacking. Gli agenti che diffondono le informazioni includono bot (robot Web automatizzati) e persone reali, che spesso si presentano come aggregatori di notizie innocui. Questi agenti formano il motore chiave per la distribuzione di disinformazione e disinformazione.

Misure nere o occulte – una volta altamente rischiose e pericolose da attuare – sono ora facilmente ed efficientemente realizzate attraverso i social media. La Russia è ora in grado di coordinare da remoto un esercito di hacker, honeypot (in questo caso, profili di social media utilizzati per esporre altri utenti a fornire informazioni compromettenti o imbarazzanti), e heckler o troll di Internet (individui che creano intenzionalmente discordia o provocazione).

La situazione in Europa

I funzionari di Bruxelles hanno preso provvedimenti contro la percepita minaccia della disinformazione russa da almeno il 2015, quando è stata creata la Task Force di East Stratcom. Questa è un’unità di 15 persone la cui missione è identificare ed esporre qualsiasi tentativo da parte del Cremlino di ingannare e confondere i cittadini dell’UE.

Giles Portman, che dirige la task force, ha dichiarato a BBC Trending: “Le prove vengono elaborate da diversi anni, ora che la Russia sta cercando di influenzare i processi democratici europei. Sono stati fatti tentativi per incidere e far trapelare, o per denigrare determinati politici, o per travisare certe politiche. Il modo migliore [per la Russia] per rafforzarsi è indebolire il suo avversario”.

La Commissione europea, braccio esecutivo dell’UE, afferma che la disinformazione fa parte della strategia militare russa e che Mosca spende fino a 1,1 miliardi di euro sui mezzi del Cremlino: una somma enorme rispetto al budget della task force di East Stratcom di 3 milioni di euro da spendere fino alla fine del 2020.

La situazione in Italia

I politici italiani sono sempre stati divisi su come combattere la disinformazione digitale, con alcuni che abbracciano e condividono apertamente bugie tra i loro seguaci. I membri del governo, siano della Lega Nord che del Movimento 5 Stelle, già in passato si sono dimostrati scettici sul fatto che le false informazioni siano addirittura un problema, o che abbiano connotazioni politiche.

Lo sviluppo della situazione politica italiana recente (lo scandalo Savoini & co.) non è altro che l’ultima fase di una strategia di ingerenza crescente e strutturata.