La rivoluzione industriale dell’agricoltura cinese

Come può la Cina fornire cibo sufficiente per sfamare la sua popolazione di oltre un miliardo di persone?
L’ agricoltura cinese è al centro di una vera e propria rivoluzione industriale. Guardare per credere. Basta aprire Google Earth e dare un’occhiata dall’alto per capire ciò che sta realmente accadendo in Cina.

Gli allevamenti di pesce e frutti di mare

La rivoluzione industriale dell’agricoltura cineseLa prima destinazione da guardare dall’alto è la zona costiera della provincia di Fujian. Basta zoommare per accorgersi dell’esistenza di milioni di case galleggianti e gabbie sulla superficie del mare. Se si guarda intorno alla costa dalla provincia di Zhejiang alla provincia del Guangdong, per oltre 1000 miglia, si può vedere che le gabbie galleggianti sono praticamente ovunque. Si tratta di allevamenti di pesci e frutti di mare. Invece che andare negli oceani e pescare pesci e frutti di mare selvatici, i cinesi puntano sull’allevamento. Con un conseguente risparmio di sforzi e costi a parità di pesci, gamberetti, granchi, aragoste, vongole, ecc. Gli allevamenti non sorgono solo nell’oceano. Gli agricoltori cinesi sfruttano ogni possibile bacino d’acqua come serbatoi, fiumi, laghi per il loro allevamento.

Quanto pesce consuma la Cina?

Si stima che la domanda globale di pesce sia di 143,8 milioni di tonnellate all’anno. La sola Cina ha un consumo di pesce di 65 milioni di tonnellate, 45% del consumo globale.  Seguita dall’Unione europea (13 milioni di tonnellate), Giappone (7,4 milioni di tonnellate), Stati Uniti (7,1 milioni di tonnellate) e India (4,8 milioni di tonnellate). Sebbene Cina e India abbiano una popolazione simile, la Cina consuma 12 volte più pesce dell’India. E questo nonostante l’India si trovi in una posizione geografica migliore circondata da oceani più caldi in una regione ricca di pesca tropicale.
Tra i 65 milioni di tonnellate di frutti di mare consumati in Cina, solo 15 milioni di tonnellate sono pescati allo stato selvatico. Il resto di 50 milioni di tonnellate sono tutti da allevamento. Al contrario, il 90% del consumo giapponese di pesce proviene dalla pesca allo stato selvatico. Grazie all’allevamento di pesce, le normali famiglie cinesi possono permettersi frutti di mare a buon mercato nei loro pasti quotidiani.

L’agricoltura cinese in acqua

La rivoluzione industriale dell’agricoltura cineseDalla pesca passiamo all’agricoltura cinese. Una zona da prendere d’esempio è  la vasta pianura tra il fiume Yangtze, il lago Taihu, e il fiume Qiantang . Grazie all’abbondanza di acqua dolce, questa zona è molto produttiva ed è una delle zone più densamente popolate della Cina. Questa zona è molto simile alle pianure alluvionali in Bangladesh, Bengala occidentale in India, Saigon in Vietnam ecc. Che cosa hanno fatto i cinesi di diverso rispetto ad altre pianure alluvionate densamente popolate in India e Bangladesh?
Invece della coltivazione del riso, i cinesi hanno coltivato una varietà di “cibo in acqua” che può vendere a prezzi più elevati.
Ci sono poi gelsi utilizzati per l’allevamento di bachi da seta. Negli ultimi duemila anni, i cinesi hanno sviluppato molti ecosistemi agricoli sofisticati e sostenibili.
Gli agricoltori cinesi sfruttano l’ecosistema del pesce e della seta da migliaia di anni.

I pannelli solari per l’allevamento

Per allevare più pesci negli stagni, i cinesi sfruttano degli aeratori che pompano aria in acqua, altrimenti i pesci non avrebbero abbastanza ossigeno per respirare.Avere un aeratore richiede che ogni laghetto di pesce sia collegato all’elettricità. Come generare elettricità per gli aeratori? Con i pannelli solari. Da Google Earth, è possibile vedere che in molte aree i cinesi hanno già installato pannelli solari. I pescatori e gli agricoltori locali sono così “costretti” ad apprendere le più recenti tecnologie solari e tecniche sostenibili fornite dal governo locale cinese. Da tutto questo, si può capire perché la Cina ha dominato la produzione mondiale di seta (84%) e la produzione di pesce d’acqua dolce (66%) e la produzione di energia solare (25,8%). Nella zona di Zhejiang, Jiangsu, la gente mangia pesce quasi ogni giorno.

La produzione di radici di loto e di miele

In alcuni stagni di pesce, si può anche coltivare altri tipi di verdure in contemporanea all’allevamento del pesce. Una delle verdure più coltivate è la radice di loto. La produzione cinese di radici di loto è di 11 milioni di tonnellate, che rappresenta il 90% della produzione mondiale e il 60% delle esportazioni mondiali. La maggior parte della produzione di radici di loto viene esportata in Corea, Giappone e Vietnam.
Per non parlare della massiccia industria apicola che ha prosperato sui fiori di colza in Cina, grazie alla quale la Cina conta per oltre il 30% nella produzione globale di miele. Un terzo del miele consumato negli Stati Uniti proviene direttamente o indirettamente dalla Cina.

L’agricoltura cinese in serra

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, la produzione e il consumo di verdura e frutta della Cina si aggira intorno ai 700 milioni di tonnellate, ovvero il 40 per cento del consumo mondiale. Rispetto all’India (180 milioni), la Cina ha raggiunto 3,8 volte la quantità di produzione di frutta e verdura. Il segreto del successo sta nella coltivazione in serra. Questo consente di monitorare temperatura e umidità delle coltivazioni, e di ottenere così una straordinaria varietà di verdure. Basti pensare che la Cina produce 56,3 milioni di tonnellate di pomodori.

Nonostante l’aumento della produzione nazionale, la Cina non è ancora autosufficiente in termini di riso, grano e mais. Deve importare il 10% del suo consumo annuale dal resto del mondo. Ma la Cina è in grado di fornire cibo a sufficienza a tutta la sua popolazione, anche alle fasce più povere. E non solo di semplice riso o grano. Il cibo offerto sulla tavola cinese è molto più vario e più economico rispetto ad altri paesi più sviluppati del mondo.