Il rapporto Mueller è meglio di un romanzo

A quanto pare un rapporto di 448 pagine su un’indagine criminale può essere una lettura affascinante.

Almeno, questo è il punto di vista di Carlos Lozada, critico di libri per il Washington Post, che ha definito il Rapporto Mueller “il miglior libro sul funzionamento della presidenza Trump”.

L’editorialista del New York Times Ross Douthat ha detto che il rapporto è “una versione più rigorosa e più approfondita” del bestseller di Michael Wolff Fire and Fury.

Cos’è il rapporto Mueller?

Il rapporto Mueller conclude i 22 mesi di indagini sulla presunta collusione tra il comitato elettorale di Trump e agenti del governo russo.

Per sintetizzarne i risultati possiamo basarci sulla dichiarazione di Mitt Romney, senatore repubblicano, che senza addentrarsi sul valore letterario ha dichiarato “Sono disgustato dalla portata e dalla pervasività della disonestà e della omertà da parte degli individui nel più alto ufficio del paese, incluso il Presidente. Sono anche sconvolto dal fatto che, tra le altre cose, i concittadini che lavorano in una campagna per il presidente hanno accolto con favore l’aiuto della Russia “.

Cosa stabilisce il Rapporto Mueller?

Stabilisce ciò che la maggior parte di noi sospettava da tempo – che i membri del comitato elettorale di Trump cercarono, accolsero, accettarono e trassero beneficio dalle interferenze elettorali Russe, ma lo fecero in modo tale da non poter essere perseguiti penalmente.

Mueller e i 40 agenti dell’FBI coinvolti nell’indagine non sono stati in grado di determinare la “cospirazione criminale” basata sulle prove disponibili, ma le prove di “collusione” sono state certamente trovate in abbondanza.

Mueller ha stabilito che i membri del comitato elettorale di Trump hanno ricevuto molteplici forme di aiuto dagli agenti russi, incontrandosi con loro per discutere di varie operazioni, e non hanno mai, nemmeno una sola volta, informato le autorità degli sforzi della Russia per commettere reati a beneficio della loro campagna elettorale.

Non solo, il Rapporto Mueller indica che lo stesso Trump era parte integrante dell’intera operazione, dato che fece uso di materiali ottenuti da hacker russi ben 141 volte nei suoi raduni, amplificando la disinformazione russa sui social media, coprendoli e fornendo alibi, infine accettando pubblicamente le loro smentite.

Quello che il Rapporto Mueller non fornisce è una prova fisica del coinvolgimento diretto di Trump, che ha potuto dichiarare di essere formalmente assolto da ogni collusione criminale.

Con le elezioni ormai prossime, e la dichiarata intenzione dei Democratici di non puntare all’impeachment in nessun caso, il futuro della presidenza Trump rischia di essere ancora più confuso del suo presente.