Gli Stati Uniti perderanno la Guerra dei Droni – dopo averla inventata

Le battaglie aeree del futuro saranno combattute tra caccia stealth, missili cruise e droni.

L’aeronautica statunitense è molto avanti nello sviluppo di droni da combattimento, ma la cosiddetta fighter mafia, ovvero una struttura di comando dominata da ex-piloti da caccia, sta rallentando e ostacolando le applicazioni operative.

E forse sta compromettendo la capacità di combattere le guerre future in maniera irreversibile, mentre nel resto del mondo gruppi di ribelli e stati meno avanzati ne approfittano per sviluppare tattiche di battaglia non convenzionali.

La storia dei droni

La prima unità di droni fu la Air One, del tenente comandante Delmar Farhney, durante la Seconda Guerra Mondiale. Farhney fu il primo a coniare il termine ‘drone’ per riferirsi ai suoi aerei senza pilota, ma ebbe grandi difficoltà a convincere i suoi superiori ad assegnare vere missioni belliche alla sua unità.

Per questo pochi hanno sentito parlare dell’Interstate TDR-1, il primo drone da combattimento americano. Era un aereo in gran parte di legno con una velocità di crociera di sole 150 miglia all’ora, ma il pioniere della televisione Vladimir Zworykin era riuscito a montarci una videocamera con trasmettitore, riuscendo nell’impresa di ridurre il peso dell’apparecchio da 300 a 100 chili. L’operatore del TDR-1 volava in un aerosilurante Avenger e controllava il drone da otto miglia di distanza osservando l’esterno attraverso un televisore.

Con questa configurazione il TDR-1 affondò navi giapponesi, producendosi anche in alcuni attacchi ‘suicidi’. Malgrado l’efficacia, lo squadrone venne sciolto nel ’44, quando la US Navy decise di concentrare le sue risorse sui caccia pilotati (anche grazie alle straordinarie prestazioni dimostrate dagli F6F Hellcats e dagli F4U4 Corsair).

Nel 1962 il conflitto tra piloti e droni riprese, questa volta coinvolgendo l’USAF. 

Il Ryan Firebee era un drone bersaglio lungo 23 piedi che poteva volare a oltre 700 miglia all’ora su una rotta di volo pre-programmata. Era progettato per essere lanciato e recuperato in volo da un aereo da trasporto C-130 ed essere abbattuto dagli F 106 dell’aviazione in addestramento. Peccato che fosse maledettamente difficile da abbattere.

Fu così che, dopo l’abbattimento dell’U2 di Gary Powers sopra l’Unione Sovietica, nacque l’idea di adattare il Firebee per la ricognizione aerea. In questo modo il drone avrebbe potuto scattare foto di zone altamente protette senza mettere a rischio la vita di un pilota. Anche in questo caso lo scetticismo ritardò il programma di anni, e per vincere le resistenze si dovette organizzare un test con vere munizioni.

Per avere successo ‘Lighting Bug’, il Firebee modificato, avrebbe dovuto penetrare le difese aeree della Florida superando F102 Delta Dagger e F106 Delta Dart armati con missili e cannoni, armato solo di una fotocamera. Ebbene, il piccolo drone superò tutte le difese, entrando ed uscendo dalla spazio aereo della Florida, prima ancora che i caccia riuscissero ad assicurarsi una soluzione di tiro valida.

Lighting Bug venne quindi schierato in Vietnam, dove effettuò centinaia di missioni sopra il Vietnam del Nord, senza perdite e ottenendo informazioni vitali sul nemico.

Droni vs. Top Gun

Ma ancora non si riparlava di armare i droni e usarli nel combattimento contro altri caccia.

La resistenza della ‘fighter mafia’ era già forte, ma si basava soprattutto sulla certezza della superiorità dell’uomo rispetto alla macchina.

Nel 1971 questa sicurezza venne infranta – e forse non fu una cosa buona. Teledyne Ryan presentò MASTACS, un Firebee modificato per il combattimento manovrato – ovvero progettato per affrontare caccia da combattimento – alla scuola di combattimento aereo Top Gun della US Navy.

“Scommetto che non puoi abbatterlo”, disse Bruce Jackson, capoprogettista dell’azienda, al comandante della Top Gun Smith.

Lo scontro aereo vide il comandante della Top Gun e il suo vice – i migliori piloti da caccia della marina americana – a bordo di F4 Phantom armati fino ai denti, contrapposti a un singolo Firebee MASTACS disarmato.

I piloti spararono 4 missili a guida radar Sparrow e 2 Sidewinder a guida a infrarossi contro il drone, senza mai riuscire ad abbatterlo, mentre il drone riuscì a mettersi in coda ai due Phantom ripetutamente, inquadrandoli con la telecamera che simulava il suo mirino.

Il comandante della Top Gun ammise la sconfitta, i vertici della US Navy cancellarono immediatamente il programma MASTACS.

Droni come cisterne

E ora ci risiamo. La US Navy ha commissionato un avanzato drone da combattimento, l’UCLASS, pensato per affiancare l’F35 nelle missioni più difficili e garantire la penetrazione in zone con elevate difese antiaeree. Il drone ha superato tutti i test, dimostrandosi in grado di atterrare e decollare autonomamente dalle portaerei e di penetrare le difese aeree grazie alle buone doti stealth. 

Ma i vertici della US Navy ci hanno ripensato.

Ora sembra che l’UCLASS diventerà un aereo cisterna, malgrado non ne abbia nè le capacità che l’indole. Secondo quanto riferito da Defense News, l’UCLASS invece che affiancare gli F35 rimpiazzerà gli S3 Viking, pur mantenendo un ruolo secondario come ricognitore.

L’idea che la US Navy ha cercato di vendere al Congresso USA è che dieci UCLASS da attacco possono distruggere dieci bersagli, mentre dieci UCLASS da rifornimento in volo possono permettere a venti F35 di colpire i loro obiettivi più lontano dalle portaerei. 

Un compito sicuramente importante, perché la Cina continua a presentare versioni sempre più a lungo raggio del suo missile balistico anti-nave DF-21, ma che può essere svolta con minori costi e migliore efficacia da aerei progettati allo scopo, lasciando agli UCLASS il loro ruolo di ‘sciame di calabroni’ in accompagnamento alle vespe.