Fashion: i numeri delle imprese italiane nel settore moda

Il sistema moda in Italia registra circa 82mila imprese attive con un fatturato di 78 miliardi di euro

fashion dati settore modaUn terzo dei colossi della moda in Europa è italiano, ma i gruppi francesi hanno dimensioni maggiori.

Quella della moda è una filiera che abbraccia svariate attività economiche manifatturiere e che dà lavoro ad oltre mezzo milione di persone nel nostro paese.

L’ufficio studi di Mediobanca ha divulgato i dati (aggiornati a fine 2017) e l’andamento economico delle principali aziende della moda del nostro Paese.

Il focus di Mediobanca riguarda le 163 imprese del settore con oltre 100 milioni di euro di fatturato nel 2017. C’è un ulteriore approfondimento sulle 15 aziende con fatturato oltre i 900 milioni di euro, ovvero i colossi della nostra moda “made in Italy”, confrontate con le analoghe realtà europee.

La moda italiana è un settore che corre velocemente

Il valore aggiunto di questo segmento di 163 grandi imprese cresce in modo decisamente più rapido rispetto al PIL nazionale, nonostante nell’ultimo periodo questo settore abbia un pò rallentato la corsa rispetto agli anni d’oro.

Il 2017 ha visto il settore moda in Italia consolidare un fatturato aggregato pari a €70,4 miliardi, evidenziando un buon incremento rispetto al 2013 (+28,9%), dovuto in buona parte alle ottime performance del 2015 (+9,9%) e del 2014 (+7%).

Il settore ha un impatto crescente sul nostro paese: nel 2017 ha rappresentato infatti l’1,3% del Pil nazionale, contro l’1,1% del 2013.

Tra i comparti domina l’abbigliamento, che totalizza il 40,5% dei ricavi totali, seguito dalla pelletteria (20,9%) e dall’occhialeria (16,2%).

Complessivamente le aziende moda Italia hanno visto crescere le proprie vendite annuali mediamente del +6,6% nel 2013-2017, nonostante il lieve calo della redditività.

Fatturato all’estero e forza lavoro

Il fatturato estero, sempre più determinante, si è attestato nel 2017 al 63% delle vendite totali (+22,9% sul 2013), una quota superiore a quella registrata dalle principali società manifatturiere italiane (56,7%). A livello settoriale risultano più orientati ai mercati esteri l’occhialeria (89,8%), il tessile (72,5%) e la pelletteria (66,1%).

Le ottime performance del settore moda sia in Italia che all’estero trainano la forza lavoro.

Nel 2017, grazie ai 59,8mila nuovi dipendenti (+19,7% sul 2013 e +4% sul 2016), poteva contare su quasi 363mila occupati. Distribuzione (+26,8%, +8mila unità), pelletteria (+26,7%, +11mila unità) e abbigliamento (+22,4%, +28mila unità) i comparti che avevano espanso maggiormente i propri organici.

Le aziende moda in Europa

Nel periodo 2013-2017, i 43 principali gruppi europei della moda hanno registrato ricavi aggregati per 226,2 miliardi di euro (+33% sul 2013). Nonostante l’Italia con le sue big 15 sia il paese più rappresentato a livello numerico (oltre un terzo del totale), è la Francia, con il 30,3% del fatturato aggregato, ad aggiudicarsi il primato per giro d’affari (favorita anche dal formidabile apporto dei marchi italiani acquistati dai colossi francesi).

Chi sono “i big”

Tra i gruppi principali, il gigante francese LVMH, con 70 marchi in cinque diversi comparti, si conferma leader assoluto per dimensioni, con un fatturato pari a €42,6 miliardi di euro.

Inseguono a grande distanza il gruppo spagnolo Inditex che controlla Zara, con 25,3 miliardi di euro, il tedesco Adidas (21,2 miliardi di euro), lo svedese H&M (20,3 miliardi di euro) e l’altro francese Kering, proprietario, fra gli altri, di Gucci e Bottega Veneta (15,5 miliardi di euro).

Luxottica, con 9,2 miliardi di euro, è la prima azienda italiana in classifica, al settimo posto, mentre il gruppo Prada (3,1 miliardi di euro) è quattordicesimo.

La classifica per crescita media nei cinque anni 2012-2017 ci vede invece in migliore posizione, cosa che testimonia la capacità italica di crescere malgrado tutto: Valentino (+22,2%) e Moncler (+19,7%) sono rispettivamente seconda e quarta nella classifica dominata dalla danese Pandora (+26,1%), con la francese SMCP infilata tra le due (+21,5%).