Donne manager, poche e con stipendi più bassi dei colleghi uomini

Secondo l’Aicas le donne manager in Italia con ruoli direzionali sfiora appena il 17% con un dislivello retributivo rispetto agli omologhi maschili.

Il mondo del business “tricolore” è ancora troppo maschile, con una quantità do donne manager che raggiunge un misero 17% relativamente alle figure di comando all’interno delle strutture aziendali. La questione è atavica, perché molto spesso le dirigenti d’impresa hanno un maggior carico nella gestione della famiglia e dei figli, quindi meno tempo. Negli anni questo ha giocato a favore dei colleghi uomini, riconoscendogli maggiore affidabilità e convenienza nell’investire nella loro carriera. Eppure i dati statistici ( analisi Consob 2018) confermano che incrementando il numero di donne manager all’interno di una società, non sono a livello di quantità ma anche di qualità dei ruoli, si evidenzia una sensibile crescita di produttività.

Nonostante la strada sia ancora molto lunga va comunque registrato un dato positivo in merito alle “quote rosa” ai livelli apicali dell’universo lavorativo e professionale. Dal 2008 al 2018 l’Inps registra un netto aumento delle donne manager, la Lombardia in particolare traina questo trend con un +34% nel giro di 10 anni, a fronte di un calo degli uomini di circa il 7%.

Altro dato che contribuisce a stratificare i numeri relativi alle donne manager non è solo la loro reale opportunità di fare carriera ma spesso anche la loro precisa scelta. In pratica le dirigenti di alto livello decidono coscientemente di fermarsi al “middle” o “senior” management piuttosto che ambire a posizioni di Amministratore Delegato. La società Hays PLC, leader nel recruitment spcializzato, nell’indagine “Leading Women Survey” effettuata a livello mondiale, ha rilevato che soltanto l’11% delle donne manager sceglierebbe la responsabilità di CEO, “accontentandosi” di risultati discreti ma senza puntare alla vetta della dirigenza aziendale. Le donne manager più ambiziose sembrano essere quelle di paesi in via di sviluppo come Colombia, Emirati Arabi Uniti e Malesia, con picchi rispettivamente del 28,18 e 22% rispetto alle colleghe europee e italiane.