La Danimarca è il primo paese a vietare l’uso di PFAS nei contenitori per il cibo

Con la messa al bando della plastica usa e getta, cresce l’utilizzo del PFAS. Ma la Danimarca lo vieta per i pack alimentari

Danimarca vieta PFAS nel food packagingL’Unione Europea dice addio alla plastica usa e getta. Con quali conseguenze? Dal 2021 saranno vietati o sottoposti a restrizioni i 10 prodotti di plastica monouso che rappresentano il 70% dei rifiuti in mare. Cotton fioc, posate, piatti, bicchieri, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini. Tutti questi prodotti dovranno essere fabbricati esclusivamente con materiali sostenibili. Però la domanda di questi prodotti è ancora alta e si cercano alternative valide con materiali veramente sostenibili.

Addio plastica usa e getta, l’incremento di PFAS

Con la messa al bando della plastica monuso, sono già numerose le imprese e le attività commerciali che stanno cambiando le proprie “abitudini”. Citiamo i sacchetti di plastica ormai banditi dalla circolazione. Anche nella ristorazione, si stanno diffondendo sempre più piatti e posate di carta.

Ma anche alcune tipologie di carta e cartone a uso alimentare possono trarre in inganno, in quanto contengono PFAS, sostanze ritenute pericolose per l’ambiente e per la salute umana.

I PFAS sono contenuti, ad esempio, nei sacchetti dei pop corn che si scaldano a microonde, negli involucri dei fast food, nei cartoni delle pizze da asporto, nelle carte “anti unto” dei panettieri e nelle carte oleate utilizzate in tutte le macellerie, salumerie e pescherie…

I PFAS sono anche in alcuni di quei materiali che adesso vengono preferiti alla plastica usa e getta.

PFAS: che cosa sono?

La sigla indica Sostanze Perfluoro Alchiliche (acidi perfluoroacrilici). Si tratta di una famiglia di composti chimici utilizzata prevalentemente in campo industriale.

Sono catene alchiliche idrofobiche fluorurate: in estrema sintesi, sono acidi molto forti usati in forma liquida, con una struttura chimica che conferisce loro una particolare stabilità termica e li rende resistenti ai principali processi naturali di degradazione.

Sono usati nella filiera di concia delle pelli, nel trattamento dei tappeti, nella produzione di carta e cartone per uso alimentare, per rivestire le padelle antiaderenti e nella produzione di abbigliamento tecnico, in particolare per le loro caratteristiche oleo e idrorepellenti, ossia di impermeabilizzazione.

Gli effetti dei PFAS per l’uomo e per l’ambiente

Gli effetti dei PFAS sulla salute umana e nell’ambiente sono sotto indagine. Al momento, sono considerati tra i fattori di rischio per un’ampia serie di patologie. Si ritiene che i PFAS intervengano sul sistema endocrino, compromettendo crescita e fertilità, e che siano sostanze cancerogene. Inoltre se non correttamente smaltiti, inquinano pesantemente le falde acquifere e il terreno. Si stima che in Europa i loro effetti incidano già pesantemente sui costi del sistema sanitario: 50 miliardi di euro all’anno.

La Danimarca vieta l’uso di PFAS nel food packaging

Il 2 settembre la Danimarca ha detto ufficialmente no ai PFAS nel food packaging. E’ il primo paese in Europa. La legge dovrebbe entrare in vigore a luglio 2020 e il ministero della salute danese ha dichiarato di non essere più intenzionato ad accettare il rischio associato ai PFAS. Rappresentano un problema di salute tale che non possiamo più aspettare l’Europa”, ha affermato il ministro danese dell’alimentazione Mogens Jensen.

La messa al bando per il momento si limita alla fabbricazione di contenitori per il cibo. Anche se i PFAS sono spesso usati per produrre padelle antiaderenti (in Teflon), vestiti impermeabili (in Goretex) e per rendere impermeabili i contenitori e quindi evitare che si rovinino a contatto con acqua e grassi.

E in Italia?

Con questa decisione, la Danimarca si appresta a diventare il primo paese che davvero si fa carico del problema PFAS mentre l’Europa ancora discute il da farsi e nuove norme in merito non sono state ancora approvate.

Il problema riguarda molto da vicino anche il nostro paese e soprattutto alcune regioni come il Veneto dove vi è una vera e propria situazione di emergenza relativamente alla presenza di sostanze perfluoroalchiliche nelle acque potabili.