Brexit, come andrà a finire?

Il mondo intero si è stufato di parlare di Brexit.

Eppure siamo ancora costretti a farlo, dato che a fine mese il Regno Unito lascerà l’Unione Europea a meno che una nuova proroga venga richiesta e accordata.

Da quando ne abbiamo parlato l’ultima volta sono successe molte cose, che perlopiù hanno ridotto ai minimi termini la credibilità del sistema politico inglese.

Per riassumerle brevemente: il Parlamento ha obbligato il governo di Boris Johnson a cercare un accordo con la UE e ha proibito una Brexit senza accordo, la sospensione del Parlamento voluta da Johnson proprio per impedire che votasse una delibera come quella che comunque ha poi votato è stata dichiarata illegale, le elezioni anticipate sono state ventilate e poi abbandonate, un nuovo referendum è stato proposto e poi abbandonato.

Quindi ora le alternative sono due: o il governo UK chiederà una nuova proroga (che potrebbe non essere accettata) o chiederà una revisione dell’accordo già definito con la UE ai tempi del governo May, e mai ratificato dal Parlamento.

Nel primo caso saremo di fronte a una proroga che potrà solo dare tempo ai deputati britannici di accettare l’accordo già definito con la UE.

Nel secondo caso molto probabilmente tutto finirà in un nulla di fatto, dato che la UE ha già deciso che non ha nessun interesse a rivedere l’accordo, sia per motivi economici che strettamente geopolitici (basta pensare a Gibilterra, al confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, ai confini delle zone di sfruttamento marittimo del Mare del Nord ricche di pesce e petrolio).

E quindi tutta questa storia, che ha bruciato la carriera politica di Cameron, May, Johnson e persino Corbyn, è solo un balletto che costa miliardi.